venerdì 9 settembre 2011
Santo padre, perché se Dio è buono io ho il cancro?”
19 agosto 2011
Un bambino lo domanda a Papa Ratzinger a Madrid
‘Santo Padre, perche’ Dio, se e’ buono e onnipotente, permette che malattie come la mia colpiscano persone innocenti?’. Un bambino in sedia a rotelle, ammalato di cancro, e’ riuscito a consegnare un bigliettino, con scritto il suo drammatico interrogativo, a Benedetto XVI mentre il papa usciva oggi dal Monastero dell’Escorial, nella Sierra a Nord di Madrid.
A EL MUNDO – Una domanda semplice, ma carica di emozione. Emozione che il piccolo ha dimostrato insieme a tanta tenacia per riuscire a convincere sicurezza e organizzatori a lasciarlo avvicinare al Papa. Cosi’ Benedetto XVI, uscendo dal Monastero dell’Escorial, se l’è trovato davanti. Il Santo Padre si è fermato un attimo. Ha guardato il bimbo, triste e serio. Ha preso il biglietto. Il piccolo lo ha pregato di rispondergli. E Ratzinger ha fatto cenno di sì. ‘E se non ti risponde?’ ha chiesto poi una giornalista spagnola di Tele Madrid al bambino. ‘Se non mi risponde mi dara’ una grande delusione perche’ sono anni che mi pongo questa domanda’. Una risposta probabilmente gli arrivera’, prevede El Mundo. Sara’ sicuramente gentile, ma difficilmente potra’ soddisfare il bimbo, anche se a scriverla sara’ il Papa teologo. Benedetto XVI, ricorda il giornale, si confesso’ gia’ senza poter dar risposta quando visito’ 5 anni fa il campo di sterminio di Auschwitz. ‘In un posto come questo, disse, le parole non servono. Alla fine puo’ esserci solo un terribile silenzio, un silenzio che e’ un pianto del cuore rivolto a Dio. Perche’ Signore sei rimasto muto? Come hai potuto tollerare questo? Dov’era Dio in quel momento?’. (ANSA)
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http://www.giornalettismo.com/archives/140073/santo-padre-perche-se-dio-e-buono-io-ho-il-cancro/
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venerdì, settembre 09, 2011
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“Questa e’ una Repubblica, non il Vaticano”: Irlanda all’attacco sulla pedofilia
21 luglio 2011
“I nostri rapporti con la Santa Sede mai più come prima”, 19 i sacerdoti accusati di molestie e coperti in qualche modo oltretevere
‘Questa e’ una Repubblica, non il Vaticano’: dalla cattolicissima Irlanda e’ partito un attacco senza precedenti alla Santa Sede nello scandalo della pedofilia. Il primo ministro Enda Kenny, e poi il Parlamento irlandese, hanno censurato il papato dopo che ‘per la prima volta un rapporto sugli abusi sessuali del clero ha messo in luce un tentativo della Santa Sede di frustrare un’inchiesta in una repubblica democratica e sovrana, e questo tre anni fa soltanto, non tre decenni fa’.
RISPONDEREMO - In serata, il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha dichiarato che ‘la Santa Sede rispondera’ opportunamente alla domanda posta dal Governo irlandese a proposito del Rapporto sulla diocesi di Cloyne’. Mai prima di oggi il capo di un governo irlandese aveva parlato con tanta forza contro il Vaticano. Kenny, e successivamente il Parlamento in una mozione approvata all’unanimita’, hanno accusato le gerarchie cattoliche a Roma di aver messo gli interessi della Chiesa davanti a quelli delle vittime degli abusi. Vicino alle lacrime, l’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin e’ andato in televisione per puntare i riflettori sulla ‘cabala’ che ‘rifiuta di riconoscere le norme della Chiesa’. Intervistato dalla Rte, l’alto prelato ha messo in guardia che nuove inchieste sulla pedofilia nelle diocesi rischiano di non arrivare a far luce su quanto e’ successo ‘se la gente nella Chiesa Cattolica non e’ pronta a dire la verita’.
ACCUSE - Il premier Kenny ha avvertito il Vaticano che le relazioni tra l’Irlanda e la Chiesa non saranno d’ora in poi piu’ le stesse dopo che la settimana scorsa il rapporto sulla diocesi di Cloyne – nella contea di Cork – ha messo in luce abusi su minori commessi da 19 sacerdoti e sulle relative coperture nel periodo dal 1996 al 2009: dossier che secondo il Parlamento ‘scava nelle disfunzioni, l’elitismo, il narcisismo che domina fino a oggi la cultura del Vaticano’. ‘Questa non e’ Roma. Questa e’ la Repubblica d’Irlanda 2011, una repubblica fondata sul diritto’, ha detto il premier aprendo il voto alla mozione che accusa il Vaticano di aver sabotato la decisione dei vescovi irlandesi nel 1996 di cominciare a denunciare i casi sospetti alla polizia.Dopo la pubblicazione del Cloyne Report, il governo irlandese aveva convocato il nunzio a Dublino, arcivescovo Giuseppe Leanza, per chiedere una reazione ufficiale da Roma. ‘Arrivera’ in tempi ragionevoli’, ha assicurato un portavoce del ministero degli esteri secondo cui e’ stato creato un canale ufficiale e urgente di comunicazione. L’unico commento arrivato dal Vaticano e’ stato finora, due giorni fa, solo quello, a titolo personale, di padre Lombardi, secondo cui la pubblicazione del rapporto ‘segna una nuova tappa nel lungo e faticoso cammino di ricerca della verita’, di penitenza e di purificazione, di guarigione e di rinnovamento della Chiesa in Irlanda, cammino a cui il Vaticano ‘non si sente affatto estraneo ma vi partecipa con solidarieta’ e’ impegno’. E in una nuova dichiarazione in seguito all’acuirsi della crisi, il portavoce vaticano ha aggiunto stasera che ‘ci si augura che il dibattito in corso su temi cosi’ drammatici si sviluppi con la necessaria obiettivita’, in modo da contribuire alla causa che deve stare maggiormente a cuore a tutti, cioe’ la salvaguardia dei bambini e dei giovani e il rinnovamento di un clima di fiducia e collaborazione a questo fine, nella Chiesa e nella societa’, come auspicato dal Papa nella sua Lettera ai cattolici dell’Irlanda’
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http://www.giornalettismo.com/archives/134572/questa-e-una-repubblica-non-il-vaticano-irlanda-allattacco-sulla-pedofilia/
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Pedofilia, un ospedale degli orrori in Olanda?
16 agosto 2011
Una commissione indaga su un numero inusuale di morti tra il 1952 e il 1954 in un ricovero di preti cattolici
Una commissione olandese che indaga sugli abusi sessuali commessi dai preti cattolici ha scoperto un numero definito “inusuale” di minori morti tra il 1952 e il 1954 in un ospedale gestito dai religiosi.
IL COMUNICATO – In un comunicato, il procuratore sottolinea si tratta di “un considerevolmente alto numero di morti di minori”, in un ospedale psichiatrico rispetto ad altri anni, senza fornire ulteriori dettagli. Secondo la tv Nos, la commissione ha trovato 34 morti. La commissione, che ha svelato 2.000 casi di presunti abusi sessuali commessi da preti cattolici sin dal 1945, ha appreso delle morti nell’ospedale Saint Joseph, a Heel nel sud, nel maggio scorso. La procura si rifiuta di commentare la causadei 34 morti, anche perché a causa del lasso di tempo trascorso, i crimini eventuali potrebbero essere caduti in prescrizione. I giudici vogliono comunque indagare sulle cause della morte “per l’impatto e la portata del caso.” Il sospetto è che i decessi siano collegati agli abusi sessuali. Non è noto se vi fosse uno sforzo consapevole da parte della chiesa o altre organizzazioni per coprire la vicenda di mezzo secolo fa. La diocesi di Roermond ha rilasciato una dichiarazione dicendo che accoglie con favore l’inchiesta e ha aperto i suoi archivi per incoraggiare la ricerca.
IL CONTESTO – Non è chiaro se i morti siano direttamente legate alla crisi degli abusi sessuali della Chiesa cattolica in Irlanda, Paesi Bassi e altri paesi europei negli ultimi anni.
Gli scandali hanno portato alla luce diverse migliaia di denunce di abusi, e hanno costretto alle pubbliche scuse Papa Benedetto portando alla dimissioni di cinque vescovi europei – tre in Irlanda, uno in Belgio e uno in Germania. Un’inchiesta in Belgio ha detto almeno 13 vittime di abusi si sono suicidate dopo che le denunce presentate alle autorità della Chiesa sono cadute nel vuoto. La commissione olandese ha proposto a giugno che la Chiesapaghi un risarcimento tra i 5.000 e i 100.000 euro ciascuno per le vittime che hanno subito abusi sessuali.
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http://www.giornalettismo.com/archives/139047/preti-pedofili-un-ospedale-degli-orrori-in-olanda/
“Sei un prete pedofilo, meriti di essere pestato”
21 luglio 2011
Il sacerdote cattolico è stato subito picchiato dopo esser stato incarcerato per le molestie su tre minorenni
Il sacerdote cattolico Andreas L., appena arrestato per aver molestato ripetutamente tre minorenni, è stato immediatamente picchiato appena è arrivato in prigione. Il prete è stato preso a calci e pugni nella stazione di polizia di Braunschweig. L’incidente è stato confermato dal procuratore Birgit Seel. Il sacerdote è in carcerazione preventiva da sabato, e ha già ammesso alcuni fatti nel nuovo caso di violenze su minori che riguardano religiosi della Chiesa cattolica.
BOTTE AL PEDOFILO - Lunedì sera un carcerato ha allertato le guardie di sicurezza perchè aveva sentito i colpi di un’aggressione. Quando le guardie sono arrivate, il prete Andreas L. era seduto con evidenti segni sul viso nella sua cella. Il sacerdote ha raccontato di essere stato aggredito dal suo compagno di detenzione, che l’ha ripetutamente picchiato urlandogli contro uno degli insulti più pesanti nel mondo del carcere. “Sittich”, un sostantivo che appartiene al gergo dei detenuti, e significa pervertito che molesta i bambini. Dopo l’aggressione il sacerdote è stato spostato di cella, ed è ora sorvegliato in maniera più attenta dalle guardie di sicurezza.
NUOVE RIVELAZIONI - Nel frattempo la diocesi di Hildesheim ha ammesso di aver avuto un colloquio recente con Andreas L, nel quale era di nuovo emerso il suo torbido passato. Il sacerdote avrebbe tentato di contattare per lettera un ragazzino che aveva costretto ad andare a letto con lui. La diocesi l’aveva minacciato con sanzioni disciplinari, prima dell”intervento della magistratura che ha portato all’arresto del prete pedofilo. Il vescovo ausiliare ha inoltre evidenziato come in questo caso la diocesi abbia agito male, e per questo terrà domenica prossima un incontro con i fedeli della ex parrocchia di Andreas L.
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http://www.giornalettismo.com/archives/134526/sei-un-prete-pedofilo-meriti-di-essere-pestato/
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Pedofilia, prete confessa: “Non sapevo che fosse un reato”
17 novembre 2010
Si difende così il sacerdote di una parrocchia di Vilafamés (Spagna), dopo che la Guardia Civil aveva trovato nella sua chiesa oltre 600 gigabyte di materiale pornografico infantile.
Scrive El Mundo che il prete della parrocchia di Vilafamés accusato di distribuzione di materiale pedopornografico ha confessato che: “Non era al corrente che si trattasse di un crimine così grande“. Confinato in un convento dopo il suo arresto, il sacerdote Rafael Sansó Riera ha risposto alle domande dei giornalisti non senza una certa riluttanza ad affrontare un tema “sensibile” che preferisce trattare attraverso il suo avvocato.
600 GB PEDOFILI - Ne avevamo già parlato su Giornalettismo del suo arresto, dopo che la Guardia Civil aveva ritrovato 21.000 files di materiale pedopornografico. Il sacerdote, che serviva anche la messa nella parrocchia di La Barona, una frazione di Vall d’Alba (Castellón), faceva da file-sharing in tutto il mondo e, secondo gli investigatori, era uno dei più importanti della Spagna. Dopo aver confessato la sua colpevolezza davanti al giudice e alla diocesi, Rafael Sansó ha messo il suo futuro di sacerdote “nelle mani della Chiesa e dei ranghi superiori“. Nel frattempo non intende allontanarsi dalla chiesa perché “una cosa è essere fuori dalla chiesa e un’ altra è lavorare come prete“, ha affermato.
HA CHIESTO PERDONO ALLA CHIESA - Ma Rafael Sansó garantisce anche che è “a disposizione della giustizia e riferirà ogni due settimane” dopo essere stato arrestato nell’ambito di una operazione internazionale di smantellamento di una rete di distribuzione di pornografia infantile su Internet. “La prima cosa che ho fatto prima di andare al tribunale è stata quella di confessarmi“ rivela per aggiungere che ha chiesto perdono “alla Chiesa, alla parrocchia e a tutte le persone che ho offeso“.
E LA CHIESA LO HA PERDONATO - Il sacerdote ha chiesto ed ha ottenuto la difesa dell’Arcivescovado, e come dice è “totalmente supportato” dalla Diocesi di Segovia-Castellón, che ha gli ha fornito supporto psicologico e legale. Il vescovo di Castellón, López Llorente, afferma solennemente di “essersi comportato come un padre” e quando gli viene chiesto se il sacerdote ha ottenuto il perdono, ha risposto con un sonoro”naturalmente“. Ma l’opinione pubblica è divisa. La maggior parte dei residenti, dice il sindaco, Luisa Oliver, sono delusi per quella che considerano una ‘doppia vita’ del sacerdote, che ha mostrato grande “disaffezione nei confronti dei bambini“. Il prete comparirà in tribunale ogni due settimane, secondo l’ordine del giudice che lo ha lasciato in libertà vigilata.
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http://www.giornalettismo.com/archives/96416/pedofilia-prete-confessa-non/2/
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Indignados, la polizia carica gli anti-Papa
18 agosto 2011
Gli agenti fanno sloggiare i ragazzi che avevano protestato contro le violenze dei giorni scorsi e i costi della visita di Ratzinger a Madrid
Gli agenti della polizia spagnola in tenuta anti-sommossa hanno di nuovo fatto sloggiare con la forza da Puerta del Sol alcune centinaia di Indignados che si erano riuniti in serata per protestare contro la ‘violenza’ dell’ intervento degli agenti ieri sera al termine di una manifestazione contro i costi ‘esorbitanti’ della visita del Papa a Madrid.
I TESTIMONI – Secondo testimoni citati da El Pais online la carica della polizia si è prodotta senza provocazioni da parte degli indignados. Prima alcuni agenti usciti da un furgone della polizia hanno colpito a manganellate diversi giovani in una strada vicina a Puerta del Sol. Poco dopo la polizia ha caricato i manifestanti su Puerta del Sol, costringendoli a lasciare la piazza. La manifestazione di questa sera era stata convocata nel pomeriggio attraverso le reti sociali per protestare contro la ‘brutalita” degli agenti di ieri sera. Un’altra concentrazione e’ prevista per domani sera, sempre su Puerta del Sol, la piazza emblema del movimento degli indignados. Dopo gli incidenti di mercoledì sera il dirigente della coalizione di sinistra Izquierda Unida Gaspar Llamazares ha chiesto che il ministro degli interni riferisca in parlamento.
I RACCONTI - Un furgone della polizia, sempre secondo i racconti dei testimoni, si è parcheggiato in un punto in cui si trovavano un gruppo di ragazzi e senza dire una parola diversi agenti hanno caricato i ragazzi e poiaggredito una giovane. Mezz’ora dopo gli agenti hanno arrestato due giovani a terra e poi ha cominciato ad evacuare definitivamente la piazza, costringendo i manifestanti a uscire attraverso le vie secondarie della piazza. In un incontro che si è tenut prima degli incidenti, i gruppi hanno deciso di marciare nuovamente domani alle 20; la manifestazione di oggi è stata convocata spontaneamente attraverso i social network (principalmente Twitter) per protestare contro l’azione della polizia.
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http://www.giornalettismo.com/archives/139791/indignados-la-polizia-carica-i-manifestanti-anti-papa/
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La pedofilia è meno grave dell’aborto. Donne, svegliamoci
[13 mar 2010]
È nota come sindrome di Stoccolma e si tratta di un condizionamento psicologico per cui la vittima di un sopruso o di una violenza si identifica con le ragioni del proprio aguzzino, giustificandole e arrivando a provare dei sentimenti di affetto per lo stesso. Non c’è altra spiegazione per il fenomeno sociologico che vede spesso le donne in prima fila tra i banchi delle parrocchie. Esse hanno dimenticato di essere state arse vive, chiamate ianua diaboli (ossia «porta del demonio» dal mai ripudiato Tertulliano, padre della chiesa del III secolo), fatte oggetto di speculazioni teologiche ai massimi livelli per appurare se anch’esse avessero l’anima – col risultato che, fino a tempi recentissimi, si è sostenuto che nel feto femminile l’anima si insediasse diverse settimane dopo rispetto al feto maschile! – e considerate da sempre l’origine di tutte le sciagure dell’umanità sin dalla progenitrice Eva.
Certamente, queste sono cose ormai passate e le donne contemporanee possono ben averle dimenticate o deciso di ignorarle. In fondo, la Chiesa cattolica oggi sostiene la centralità della donna, almeno nella famiglia. E ribadisce la dignità della stessa, almeno in senso lato. Già, perché nello specifico non si sa bene questa dignità in cosa consista e come si manifesti. A tutte le signore cattoliche inginocchiate ai primi banchi nelle chiese sfugge, forse, di non aver mai visto un sacerdote donna celebrare la funzione. Non esiste carriera ecclesiastica per le donne: esse sono le «ancelle» di Cristo, e per nessun motivo possono essere le sue rappresentanti. Non solo, ma questa istituzione, che molte si ostinano ciecamente a venerare, è la stessa istituzione che è stata pronta a scomunicare una bimba di nove anni, stuprata, che è stata fatta abortire. È la stessa istituzione, inoltre, che è riuscita a far emanare al Parlamento italiano una legge, la legge 40 sulla fecondazione assistita, che non ha alcun riguardo per la salute fisica e psicologica della donna, ed è sempre la stessa istituzione che adduce cause pretestuose per opporsi all’uso del farmaco abortivo RU486 e dell’anticoncezionale di emergenza noto come «pillola del giorno dopo».
Oggi, questa medesima istituzione, nel pieno della fetida ondata di casi di pedofilia che ha travolto il suo clero in mezza Europa – i cui echi, da noi, arrivano solo attutiti e addolciti attraverso le spesse mura vaticane – ha finalmente acclarato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che l’aborto è un peccato più grave del reato di pedofilia compiuto da un sacerdote. La rivelazione è stata placidamente fatta da monsignor Girotti, reggente della Penitenzieria Vaticana, in un’intervista rilasciata al Messaggero. Riguardo al reato di pedofilia il prelato ha espressamente detto: «Un penitente che si è macchiato di un delitto simile, se è pentito sinceramente, lo si assolve. È chiaro che dinnanzi a casi di persone consacrate soggette a disordini morali costanti e gravi – e sottolineo, costanti e gravi – il confessore, dopo aver senza successo messo in atto tutti i tentativi per ottenere l’assoluzione, consiglierà di abbandonare la vita ecclesiastica». Non pago di aver esplicitato una volta per tutte come sia facile nascondere i «disordini morali» all’interno della Chiesa cattolica (due Ave Maria e un Gloria al Padre per ogni fanciullo molestato?), alla domanda della cronista se il confessore possa denunciare il sacerdote reo confesso, Girotti candidamente replica: «Assolutamente no. Il confessore non solo non può imporgli l’autodenuncia, ma non può nemmeno recarsi da un magistrato per denunciarlo. Romperebbe il sigillo sacramentale. Una cosa gravissima. Se lo facesse il confessore incorrerebbe nella scomunica ipso facto, immediata». Al contrario, per assolvere una donna che ha abortito, il confessore necessita di una dispensa del vescovo, in quanto non può assolverla autonomamente. Come mai? «L’aborto – spiega il monsignore – viene considerato un peccato riservato, diciamo speciale. Nel caso specifico è chiaro che la Chiesa vuole tutelare al massimo la vita della persona più debole, più fragile, e cosa c’è di più inerme di una vita che è in divenire e non è ancora nata?»
Le parole del reggente della Penitenzieria Vaticana sono così sconvolgenti che non si sa da dove cominciare per commentarle. Innanzitutto, qualcuno dovrebbe far notare al monsignore che anche la vita di un bambino o di un minore che subisce un abuso – oltretutto da parte di una persona di cui la società e i genitori hanno detto di fidarsi – è una vita in divenire, e questo divenire viene pesantemente messo in discussione da tale abuso. In secondo luogo, si deve sottolineare per l’ennesima volta che al sacerdote stupratore o molestatore recidivo viene solo consigliato di abbandonare la vita ecclesiastica. Se non lo fa, però, sono affaracci dei bambini molestati e dei loro genitori, che si troveranno con dei figli che dovranno combattere, probabilmente per sempre, contro un trauma che ha intaccato nel profondo la loro vita affettiva e sessuale.
Infine, è necessario che le autorità dello Stato registrino questo dato di fatto noto da tempo e qui affermato nero su bianco: le gerarchie cattoliche non hanno alcuna intenzione di collaborare con la giustizia e mettono i loro dogmi e le loro superstizioni al di sopra delle leggi dello Stato in cui vivono e che li sostenta generosamente. Se denunciano un compagno di convitto stupratore vengono scomunicati, e questa per loro è la più grave sanzione immaginabile. Pensateci, signore cattoliche, quando mandate i vostri figli al catechismo. Magari il parroco si è divertito a fare degli strani giochini con lui, ma si è confessato, e domani lo aspetta di nuovo a braccia aperte. L’altro sacerdote, invece, quello buono, sa tutto ma non dice nulla, né a voi né ai magistrati, perché altrimenti romperebbe il sacro sigillo della confessione. Domani vostro figlio tornerà in lacrime dall’oratorio e il prete dirà che è un bambino difficile.
Signore cattoliche, forse non vi importa di essere spedite all’inferno se abortite il frutto del seme del vostro stupratore, perché tanto a voi non capiterà mai. Ma siete sicure di non provare nemmeno un po’ di fastidio all’idea che lo stupratore di vostro figlio non solo non sarà denunciato da chi avrebbe la possibilità di farlo, ma sarà assolto, se si pente in confessionale, e se ne andrà beato in paradiso?
Se, vittime di questa particolare specie di sindrome di Stoccolma, essere state ed essere tuttora palesemente discriminate dalla dottrina cattolica non è mai stato per le donne un buon motivo per disaffezionarsi dalla Chiesa, ora che il pericolo investe i loro figli, forse un campanello d’allarme suonerà. È noto infatti che l’istinto materno è in grado di rendere la più mite e succube donnetta una belva inferocita. Svegliamoci, signore!
Alessandra Maiorino
Fonte
http://www.cronachelaiche.it/2010/03/la-pedofilia-e-meno-grave-dellaborto-donne-svegliamoci/
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