sabato 10 settembre 2011

L'Opus Dei-Testimonianze,interviste-





Alberto Moncada (dottorato in legge e laurea in sociologia ed economia), è stato il primo ad occuparsi dei numerari che, a causa delle sofferenze dovute al loro status all’interno dell’Opera, si ammalavano gravemente e venivano internati del fatidico “quarto piano” della clinica psichiatrica di Pamplona, Università di Navarra. “Si constata un crescente numero di infermità mentali tra i soci numerari dell’Opus Dei. Essi vengono sottoposti ad un peculiare trattamento al quarto piano della clinica universitaria. A tale piano vengono destinati i membri dell’Opus che presentano dei problemi.

Una prima parte sono pazienti uomini e donne che soffrono di disturbi psicologici prodotti dalle contraddizioni insite nella vita dei numerari. I vertici dell’Opus Dei non permettono che professionisti della salute mentale estranei all’Opera si occupino di queste persone, e hanno organizzato – per curarle – una propria equipe a Pamplona, diretta dal dottor Cervera e formata esclusivamente da membri dell’Opus Dei.

“La seconda tipologia di pazienti ricoverati al quarto piano della clinica opusiana sono gli indecisi ed i critici. I vertici dell’Opus hanno in comune una cosa con i teorici dello stalinismo: l’idea che la deviazione ideologica sia un’infermità mentale. Quando i numerari attraversano crisi d’identità, sono invitati o forzati a trascorrere un periodo di tempo al quarto piano della clinica psichiatrica dell’Opus Dei”

L’ex numeraria Carmen Charo Pérez, a suo tempo paziente del quarto piano (la “cuarta planta”) racconta: “Ho sofferto di depressione dovuta alla vita nell’Opera, alla negazione di ogni autostima, allo stimolo permanente all’insicurezza personale, all’incoerenza tra quello che si vive e quello che si pensa. Sono stata in queste condizioni negli ultimi sette anni di permanenza nell’Opus. Voglio denunciare l’annichilimento della personalità che l’Opera conduce sistematicamente.

E anche la scandalosa mancanza di professionalità e di etica nei medici che mi trattarono, poiché lasciarono che crescesse nella mia coscienza l’idea di soffrire di una grave malattia cronica, inviata da Dio, che dovevo accettare con sottomissione e gratitudine. Mi venne fatto credere che Dio mi amava anche malata e che io gli dovevo un’obbedienza assoluta e senza riserve, poiché gli avevo consegnato la mia vita.

Non mi aiutarono a capire che soffrivo di una crisi esistenziale, di un soffocamento assoluto della mia personalità, di tutto il mio essere, al quale l’Opus Dei stava impedendo di credere e manifestarsi…L’unica cosa chiara è che io dovevo perseverare nell’Opus Dei, fosse quel che fosse…Tutto questo lo considero una forma di tortura che Dio non può benedire”





Dice ancora Moncada: “Molti pazienti del quarto piano sono tenuti in stato di forte sedazione, grazie alla somministrazione di una quantità di tranquillanti e psicofarmaci che ne debilitano la volontà…La cuarta planta è, oggi, l’ultima espressione della progressiva trasformazione dell’Opus Dei in una setta, nonostante il Vaticano si senta a suo agio con questa organizzazione che porta avanti una vera e propria controriforma riguardo alle innovazioni prodotte dal Concilio Vaticano II”

E’ NECESSARIO SOTTOLINEARE COME, DURANTE IL PONTIFICATO DI GIOVANNI PAOLO II, L’OPUS DEI HA ACQUISITO UN ENORME POTERE, DIVENENDO, SECONDO IL FORTE DESIDERIO DEL SUO FONDATORE JOSE’MARIA ESCRIVA’ DE BALAGUER, PRELATURA PERSONALE DEL PAPA.
FINE.



Il racconto personale che segue è stato scritto da una giovane donna europea che ha vissuto in prima persona la vita da numeraria assistente dell’Opus Dei. L’Opus Dei recluta donne dalle classi più povere perché dedichino la loro vita a cucinare e pulire gli opulenti centri dell’Opus Dei, vivendo una vita di castità.

Nel suo libro, Oltre la soglia: una vita nell’Opus Dei, Maria del Carmen Tapia afferma: "Secondo il fondatore, un’ausiliaria non poteva aspirare ad essere più che una buona serva.
In Paesi in cui numerari e serve svolgono lavori domestici nei centri maschili della prelatura, esse ricevono un salario, molto basso, peraltro, ma nessuna previdenza sociale. In base al principio della povertà, questi salari vanno direttamente nelle casse della casa dove le serve vivono.
Le serve non ricevono soldi. Si suppone che i numerari che le accompagnano paghino per qualsiasi acquisto venga fatto. Naturalmente, quando hanno bisogno di vestiti o scarpe, le ottengono, ma non possono maneggiare denaro".





Sono stata membro dell’Opus Dei per sette anni. Il mio status all’interno dell’Opus era detto "assistente" numeraria.

Il mio primo contatto con l’Opus Dei è avvenuto tramite un’inserzione per un servizio di catering in uno dei loro collegi in un giornale nazionale. L’inserzione offriva a giovani donne un certificato in economia domestica e cucina.

Le interessate ebbero due colloqui, uno in casa e uno al centro dell’Opus Dei. A quell’epoca nel mio Paese vi era una forte recessione economica ed un alto tasso di disoccupazione. A potenziali studenti veniva garantita un’occu-pazione permanente a tempo pieno alla fine del corso di catering.
Questo "dolcificante" influenzò la decisione dei miei genitori di iscrivermi a questa scuola particolare. Quindi, all’età di 15 anni, cominciò il mio corso di economia domestica.

Quattro mesi dopo, ero assistente numeraria. Fui reclutata nel solito modo. Ero considerata dai membri dell’Opus Dei una leader, perciò con un’alta probabilità di influenzare altre ragazze.

Tuttavia, ora comprendo che fu qualcosa di sovversivo a far sì che i direttori dell’Opus Dei mi scegliessero tra le altre studentesse. La mia famiglia aveva un problema particolare, che io avevo discusso con la mia "tutrice" durante i nostri cosiddetti "tutorials". Non seppi fino a molti anni dopo che lei aveva discusso dei problemi della mia famiglia con altre direttrici, che misero in atto un piano sofisticato per reclutarmi.

Iniziarono col suggerirmi di pregare per la mia famiglia; poi di confessarmi settimanalmente, fare la comunione tutti i giorni e così via. Mi dissero che, se avessi seguito la volontà di Dio, la situazione della mia famiglia sarebbe migliorata. Prima che io lo sapessi, avevo una vocazione; mi dissero che sarei stata infelice per il resto della vita se non avessi fatto ciò che Dio voleva. Inoltre, il problema nella mia famiglia sarebbe peggiorato. Ero fuori di senno per il terrore, quando mi "fecero un fischio" da Roma alla Conferenza UNIV come assistente numeraria.








Quando tornai nel mio Paese, dopo la Conferenza UNIV, mi separarono dalle altre studentesse nel corso di catering. Censuravano la mia posta in entrata e in uscita, controllavano le mie telefonate e frugavano tra i miei effetti personali. Dovevo fare un resoconto alle direttrici sulle mie attività giornaliere. Dovevo consegnare quel poco di denaro che avevo. Ciò che mi disturbò di più a quel tempo era il modo in cui i membri dell’Opus Dei analizzavano e guidavano il mio rapporto con la famiglia. Mi dicevano cosa potevo o non potevo scrivere nelle mie lettere e cosa potevo dire quando parlavo con loro al telefono. C’era sempre una numeraria nei pressi, quando la mia famiglia mi chiamava, che mi prendeva da parte per chiedermi informazioni sulla telefonata.
Inutile dire che i miei familiari erano totalmente all’oscuro del fatto che io fossi diventata membro dell’Opus Dei. Le direttrici mi avevano detto che avrei potuto comunicarglielo solo una volta finito il corso.
Nel frattempo mi dissero di mentire loro riguardo a ciò che stava accadendo nella mia vita quando andavo a trovarli e quando passavo le vacanze con loro. Dopo ogni visita, i membri dell’Opus Dei mi interrogavano su dove avevo dormito, di cosa avevamo parlato e quali giornali avevamo letto.
La mia famiglia, tuttavia, vide un grande cambiamento nel mio comportamento. La mia personalità spumeggiante ed estroversa era scomparsa. Ero diventata introversa e sospettosa di tutto.
Verso la fine del corso, mi ordinarono di parlare ai miei genitori circa la decisione che stavo maturando di aderire all’Opus Dei! I miei genitori seppero della mia decisione e impazzirono. La mia sola risposta al loro fuoco di fila di domande era "è la volontà di Dio".
I miei genitori, molto a malincuore, mi lasciarono tornare a dare i miei esami, sperando che avrei cambiato idea. Non sarebbe accaduto. Anzi, l’Opus Dei mi trasferì in uno dei suoi Centri con molte numerarie assistenti e poche numerarie. Prestavamo il nostro servizio nella gestione di diversi Centri dell’Opus Dei sia maschili che femminili.
Ora cominciavo ad essere pienamente consapevole della mia condizione di numeraria assistente. Non ero mai stata informata sul ruolo e le responsabilità di una numeraria assistente. Mi avevano solo detto che numerarie assistenti e numerarie erano la stessa cosa e che solo il lavoro che svolgevamo era diverso. Ma io cominciavo a capire che la mia sarebbe stata fatta di lunghe ore di lavoro duro e di nessuna vita sociale. Inoltre, era chiarissimo che non eravamo affatto nella stessa condizione delle numerarie.
Prima di tutto, c’erano differenze materiali tra le due categorie di membri. Le numerarie indossavano abiti costosi, mentre le numerarie assistenti portavano divise con un grembiule bianco. Le numerarie assistenti possono indossare abiti civili solo se lasciano il Centro, ma si tratta normalmente di abiti di seconda mano o di poco costo. Le numerarie mangiavano in sale da pranzo separate con cibi di qualità migliore; noi invece mangiavamo gli avanzi. Le numerarie erano solitamente servite a tavola da una numeraria assistente vestita con un abito nero a maniche lunghe con colletto bianco inamidato, polsini, crestina e grembiule. Le numerarie avevano tovaglie, lenzuola, stoviglie e arredamento di migliore qualità rispetto a quello usato dalle numerarie assistenti.
I nostri dormitori e bagni erano anch’essi diversi. Le numerarie normalmente avevano alloggi individuali, mentre le numerarie assistenti avevano camere da letto e bagni in comune. In Paesi in cui vi era un più alto numero di membri, come in Spagna o a Roma, le due categorie avevano cappelle separate. Le cappelle delle numerarie erano sontuose e ornate in oro; quelle usate dalle numerarie assistenti erano semplicemente in legno. Le numerarie assistenti usavano anche ingressi separati per entrare nei Centri dell’Opus Dei chiamati "ingressi di servizio", che di solito erano appartati sul retro dell’edificio.
Se queste differenze tra i due gruppi apparentemente "uguali" possono sembrare semplicemente materiali, ci sono atteggiamenti molto disturbanti che sottolineano queste distinzioni.
Il catechismo dell’Opus Dei definisce le numerarie assistenti come segue: "vi sono altre numerarie che svolgono il lavoro domestico e umile nelle case dell’Opus Dei che vengono chiamate domestiche". Mentre il termine "domestica" è stato soppresso e ora si parla di assistente o ausiliaria, in tutto il mondo la realtà continua ad essere la stessa per molte numerarie assistenti.



Le numerarie assistenti vengono spesso reclutate in ambienti rurali, poveri e privi di istruzione, mentre i numerari tendono ad essere reclutati in ambienti colti e ricchi. Le numerarie assistenti non possono mai occupare posizioni di autorità, né possono lavorare al di fuori delle case dell’Opus Dei.
La Tapia suggerisce che il fondatore dell’Opus Dei considerava le numerarie assistenti come dotate di intelligenza limitata o, come diceva lui, dotate "di una loro mentalità".
Tutti i membri dell’Opus Dei ricevono un’edu-cazione in molteplici forme in corsi annuali, quindi la differenza nel tipo di educazione impartito riflette gli atteggiamenti nei confronti di ogni gruppo. I numerari seguono corsi di teologia, diritto canonico e spagnolo, mentre le numerarie assistenti frequentano corsi di igiene fondamentale, alfabetizzazione e un’istruzione religiosa elementare.
Escrivá considerava poi le numerarie assistenti prive di emozioni umane. Per esempio, le numerarie assistenti potevano prendersi cura di bambini, mentre le numerarie no. Escrivá riteneva che il fatto di occuparsi di un bambino potesse suscitare in una numeraria l’istinto materno, mentre pensava che ciò non sarebbe accaduto in una numeraria assistente perché la reputava incapace di provare una tale emozione.
Per ironia, i direttori ci dicevano in continuazione che noi eravamo le madri di tutti i membri dell’Opus Dei. E perché non avremmo dovuto esserlo? Cucinavamo, pulivamo, stiravamo dal mattino alla sera, sette giorni su sette, cinquantadue settimane all’anno, tutti gli anni, per questi numerari.
A Escrivá piaceva chiamare le numerarie assistenti le sue "bambine". È noto che egli incoraggiasse un loro atteggiamento infantile. La Tapia dice che era imbarazzata nel vedere donne adulte comportarsi come tredicenni. Anche le direttrici ci incoraggiavano ad indulgere in questo atteggiamento. Dopo un po’ era diventata un’abitudine difficile da abbandonare.
Le numerarie assistenti non potevano essere lasciate sole. Le numerarie dovevano sempre accompagnarci dovunque andassimo dentro e fuori dei Centri. Non potevamo possedere né avere accesso al denaro; le numerarie dovevano pagare per tutto.
Questi atteggiamenti e condizioni costituivano la base della mia vita nell’Opus Dei. La mia vita era controllata e repressa e avevo pochissime possibilità di entrare in contatto col mondo esterno. I nostri giornali erano censurati e la nostra televisione veniva spesso spenta se ritenuta inadatta da una delle numerarie fanatiche. La mia vita claustrofobica lasciava ben poco spazi all’individualità o alla creatività. Come ragazze di campagna, spesso eravamo oggetto degli scherzi delle numerarie. Loro erano per lo più di città, ridevano per il nostro accento, il nostro modo di parlare e le nostre tradizioni rurali.
Spesso eravamo anche bersaglio dei loro malumori, ma non potevamo dare loro la correzione fraterna. La direttrice stava sempre dalla parte della numeraria in questione. Vivevo una vita di conformismo e indottrinamento. Cominciai a fare domande su alcune contraddizioni che vedevo, ma venivo rapidamente tacitata con la motivazione che sarei andata all’inferno anche soltanto per aver pensato quelle cose. Per la mia mancanza di istruzione ero incapace di formulare una risposta.
Alla fine non ne potei più. Non potevo accettare le incoerenze che avevo intorno. Ero confusa su chi fosse Dio. Mi sembrava che Escrivá fosse più venerato di Dio stesso. A volte mi accorgevo che spesso passavano settimane senza che io sentissi la parola Dio. Si parlava sempre del "padre" o del "nostro padre". Avevo bisogno del Dio che conoscevo prima di entrare nell’Opus Dei.



Una mattina, umida e ventosa, lasciai il Centro dell’Opus Dei e le mie numerose amiche numerarie assistenti. La numeraria che mi accompagnò alla partenza lanciò la mia borsa per terra e se ne andò senza nemmeno salutarmi. Ero sconvolta dal comportamento di questa persona che apparentemente si dedicava a Dio. Quando salii sul mezzo pubblico, che mi avrebbe riportato alla mia famiglia, capii che, mentre ero nell’Opus Dei, mi avevano persino sottratto la capacità di comprare un biglietto.
Arrivai a casa, dalla mia famiglia che mi perdonava, ferita, confusa, in preda al senso di colpa e ad un grave shock. Lentamente cominciai a capire che il mondo non era così crudele o cattivo come l’Opus Dei lo dipingeva. C’erano molte persone buone.
Cercai di tirare avanti per un po’, dicendomi che tutto andava bene e che io potevo farcela. Tuttavia, essendo stata privata di tutte le facoltà sociali e della fiducia in me stessa, avevo urgente bisogno di assistenza psicologica. Dopo un lungo periodo, lentamente riconquistai la mia autostima. Tornai a scuola e finii la scuola e andai all’università, dove mi laureai. Spero di ottenere un master nel giro di qualche anno. Ho un buon lavoro, una macchina, una casa e una buona relazione.
Ci sono molte numerarie assistenti nel mondo che vivono una vita simile a quella che ho descritto. Sento che i diritti umani di queste donne sono stati gravemente violati dai comportamenti e dalle regole dell’Opus Dei. Tuttavia l’Opus Dei continua a giustificare e a permettere l’esistenza di questo tipo di condizione. Essa può essere descritta soltanto come grave sfruttamento di un gruppo vulnerabile di donne nel nome di Dio.
Conosco molte donne molto infelici e psicologicamente disturbate che stanno ancora nell’Opus Dei dando tutto per questa organizzazione. Ho vissuto in prima persona le automutilazioni di alcune di queste persone e posso ancora sentire i loro gemiti soffocati di notte. Erano diffusi depressione e disordini alimentari. Alcune numerarie assistenti che non ce la facevano più fisicamente a lavorare, vennero espulse senza spiegazioni, denaro e una casa dove andare.





Molte non parlano per la loro mancanza di istruzione e per il senso di colpa che sentono. Molte vivono temendo i membri dell’Opus Dei e la loro capacità di compiere ritorsioni su coloro che parlano contro di essi. Mentre molta gente è consapevole dei metodi di reclutamento usati dall’Opus Dei e del tipo di vita che le numerarie vivono in particolare, la vita delle numerarie assistenti è spesso sconosciuta. Vi sollecito a interessarvi delle circostanze in cui queste donne vivono. Dobbiamo dare voce a questo gruppo di donne silenzioso, vulnerabile, dimenticato. Non ho trattato il tema delle punizioni corporali perché non erano quelle, la punizione nella nostra vita. Avevamo cose ben peggiori da affrontare.
Vi prego di riflettere sulle parole della Carta dei diritti umani: articolo 7: nessuno deve essere sottoposto a tortura o a un trattamento crudele, inumano o degradante o alla punizione. Articolo 8 (2): Nessuno deve essere tenuto in schiavitù.
Vi sono molti altri temi che non ho trattato. Tuttavia, ho tentato di dare un’idea della vita che le numerarie assistenti vivono. Pregate per loro.                                                                       (Intervista ad Emanuele Provera)



Corrado Augias-Ferruccio Pinotti







Case Magdalene



Le Case Magdalene erano istituti femminili che accoglievano le ragazze orfane, o ritenute "immorali", per via della loro condotta considerata peccaminosa o in contrasto con i pregiudizi della società benpensante. La maggior parte di questi istituti furono gestiti da suore che appartenevano ai vari ordini, per conto della Chiesa cattolica.

Nella maggior parte di questi istituti femminili, le donne, per lo più ragazze adolescenti, erano trattenute spesso contro la loro volontà; questo avveniva anche grazie alla complicità dei familiari delle ragazze, preoccupati di mantenere integro l'onore e la reputazione della loro famiglia: così, per evitare un pubblico scandalo, le giovani erano condotte in questi conventi con l'intenzione di far espiare loro quelli che erano comunemente considerati gravi peccati. Essere madre nubile, essere troppo avvenente o troppo brutta, essere rimasta vittima di uno stupro, erano alcune tra le cause più frequenti per cui si decideva di affidare le donne alle Case Magdalene.
Una volta accolte, le ragazze erano impegnate quotidianamente in estenuanti lavori, come lavare il bucato a mano: il duro lavoro, le privazioni e la preghiera erano la condotta che bisognava tenere e che costituiva il cammino verso la redenzione dei peccati del passato.(CHE COLPA NE HA UNA RAGAZZA NELL'ESSERE BRUTTA O TROPPO BELLA O RIMANERE VITTIMA DI UNO STUPRO?).......

Per via delle dure condizioni di vita e delle rigide regole imposte alle donne che vi vivevano, molto spesso sono state mosse critiche contro queste istituzioni, paragonandole in definitiva a delle vere e proprie lavanderie industriali, dove la manodopera delle operaie, non essendo retribuita, permetteva proficui guadagni agli istituti.
In Irlanda, questi luoghi erano conosciuti come Magdalene Laundries (Lavanderie Magdalene).

È stato calcolato che circa 30.000 donne furono ospitate nel corso dei 150 anni di storia di queste istituzioni. L'ultima Casa Magdalene in Irlanda è stata chiusa il 25 settembre del 1996. A tutt'oggi non esiste una statistica esatta di quante vite siano state irrimediabilmente danneggiate.





L'esistenza delle Case Magdalene non fu tenuta di gran conto fino al 1993, quando un ordine di suore a Dublino vendette parte del convento a un imprenditore immobiliare.

I resti delle 155 pazienti, che erano stati tumulati in tombe anonime all'interno della proprietà, furono esumati e, fatta eccezione per un corpo, cremati e seppelliti in una tomba comune nel cimitero di Glasnevin.
Questo scatenò uno scandalo pubblico. Nel 1999 Mary Norris, Josephine McCarthy e Mary-Jo McDonagh, pazienti della Casa, fecero un resoconto del trattamento ricevuto nella Casa.
Nel documentario "Sex in a Cold Climate" del 1998 furono intervistate ex detenute delle Case Magdalene, che riferirono di aver subito abusi sessuali, psicologici e fisici continuati sia dalle suore che dai preti e di essere state completamente isolate dal mondo esterno durante il periodo di detenzione. Maggiori informazioni sulla vita nelle Case Magdalene sono raccolte nel film Magdalene di Peter Mullan.







Phyllis Valantine nata nel 1940 Steafield,Country Clare,Case di Magdalena(istituti cattolici).

.....Quando iniziavamo a sviluppare ti mettevano un bustino con le spalline e lo stringevano molto forte.
Se una ragazza era carina,se aveva dei bei capelli glieli tagliavano,quando sviluppavamo succedeva che a volte le ragazze si guardavano il proprio corpo,se una suora od una sorvegliante la sorprendeva,la portavano in nell'ufficio.
Dicevano che era peccato essere vanitose,che non bisognava far svolazzare i capelli ,che era peccato guardare il proprio corpo,le suore insegnavano questo.
[testimonianza Phyllis Valantine].





Brigid Young nata nel 1939 Ennistymon,County Clare.

....Quando sviluppavamo le suore ci dissero che non dovevamo mostrare il seno,non dovevamo mostrarlo neanche attraverso i vestiti,dovevamo apparire più piatte possibili.......
......ci toccavano molto.
Ogni sabato sera ci mettevano in fila e ci facevano spogliare,stavamo nude.
Mentre loro ci guardavano dal fondo della lavanderia.
Ridevano di noi,ci criticavano,ci dicevano che eravamo grasse e ciccione,ed urlavano ogni tipo di insulto......non avevamo assolutamente privacy.
A loro piaceva vederci nude.










Locandina Magdalene
Titolo originale: The Magdalene Sisters
Nazione:Gran Bretagna
Anno:2002
Genere:Drammatico
Durata: 119 min
Regia: Peter Mullan.
Cast: Eileen Walsh, Geraldine McEwan, Dorothy Duffy, Annie-Marie Duff 


Trama: 
1964, Irlanda. Giovani donne, ragazze-madri, violentate, orfane o solo troppo "vivaci", vengono rinchiuse dai familiari in uno dei conventi Magdalene gestiti dalle sorelle della Misericordia. Le ragazze, per espiare i loro peccati, sono costrette a lavorare fino allo stremo delle forze e a subire percosse e ogni genere di violenza psicologica se non ubbidiscono agli ordini delle suore. Il film racconta la storia di quattro giovani vittime e sono, purtroppo, storie vere. Peter Mullan, dopo un film sopra le righe come Orphans, sceglie un registro molto più realistico e ci parla di ognuna di loro con lo stile di una camera a mano che rende ogni inquadratura cruda e dolorosa. Lo fa con la sensibilità e la partecipazione a un destino segnato dalle convenzioni sociali e morali che negano il rispetto, la Fede e la libertà.



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Sbattezzo-Scomunica



1 - Spedisci il modulo, compilato, alla parrocchia dove sei stat* battezzat* (raccomandata AR + fotocopia documento - firma)
2 - Attendi 15 giorni di legge (nei quali, di solito, la parrocchia risponde con una lettera dove ti invita a ripensarci - ignorala)
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NON serve nessun colloquio o altro (come disinformano stampa e tv)

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Malleus Maleficarum,il martello delle streghe-Introduzione-



Il libro, pubblicato nel 1489 in Germania, fu scritto da due domenicani tedeschi, tali Jacob Sprenger e Heinrich Kramer, su incarico diretto del Papa Innocenzo VIII che nella sua bolla Summis Desiderantes Affectibus (1484), preoccupatissimo del proliferare di streghe e stregoni in Germania, si diceva deciso a sferrare un duro attacco a satana.

Il Malleus Maleficarum consentì agli inquisitori di staccare completamente e definitivamente la spina dai loro cervelli poiché in esso trovarono da un lato l’avallo della massima autorità religiosa e dall’altro spiegato passo passo cosa fare in ogni circostanza.
Gli effetti furono devastanti, iniziò infatti un periodo nel quale la caccia alle streghe divenne psicosi collettiva. La follia dilagò e i roghi da singoli si trasformarono in roghi di massa.

Nel Malleus Maleficarum viene spiegato innanzitutto che la donna, a causa della sua inferiorità, è più incline rispetto all’uomo ad essere ingannata da satana; cosa che giustifica il fatto che ci siano più streghe che stregoni. Per questo i due autori, che il Papa considerava suoi figli diletti e campioni nella lotta alle streghe, ringraziano Dio per averli fatti nascere uomini.

Morbosamente ricca di particolari è la descrizione dei rapporti sessuali che le streghe intrattengono con satana, assurda e ridicola quella dei loro poteri; cose del tipo cometrasformarsi in una mosca o un in topo o volare sul manico di una scopa e sulle quali credo non valga proprio la pena dilungarsi.
Rivelatrici sono invece le descrizioni dei malefici che esse sono capaci di compiere: provocare malattie, aborti, carestie, alluvioni, ecc.. Alla strega, ed al suo amante, il diavolo, vengono addebitati cioè tutti i mali del mondo. Ancor più emblematica, in chiave sessuofobica, è l’accusa di provocare l’infertilità maschile.

Celso



Tra i più importanti polemisti della resistenza pagana al cristianesimo, Celso visse verso la fine del II secolo.
Sappiamo molto poco sulla sua vita: è vissuto durante il regno di Marco Aurelio, la sua attività letteraria si può collocare tra il 175 e il 180, e ha scritto Alethes lògos contro la religione cristiana. È uno dei diversi scrittori chiamati Celso che apparvero come oppositori del cristianesimo nel II secolo; probabilmente è lui il Celso amico di Luciano si Samosata, nonostante alcuni dissentano, poiché l'amico di Luciano era un Epicureo, mentre l'autore della Vera Dottrina si definisce platonico.
Celso scrisse la sua opera come un pamphlet contro i cristiani nel 178 circa. La divise in due sezioni, una in cui obiezioni vengono messe in bocca ad un immaginario interlocutore ebreo, e l'altra in cui Celso parla da filosofo pagano quale in effetti era. Celso ridicolizza in particolare i cristiani in quanto sacrificavano ad una fede cieca l'uso della ragione. Circa sessant'anni dopo la pubblicazione, il libro scritto da Celso ispirò una massiccia opera intesa alla sua confutazione composta da Origene nel Contra Celsum, che è divenuta la principale fonte di informazioni su Celso, il quale venne in seguito condannato insieme ad altri critici del cristianesimo come Porfireo, e ciò che ha consentito di ricostruire parzialmente l'unico suo testo di cui si abbia notizia.


Ad un certo punto si parla della “madre di Gesù, scacciata dall’artigiano che l’aveva maritata, accusata di adulterio, messa incinta da un certo soldato di nome Panthera” (Contra Celsum, I, 32)


“Spinto dalla miseria andò in Egitto a lavorare a mercede, ed avendo quindi appreso alcune di quelle discipline occulte per cui gli Egizi son celebri, tornò dai suoi tutto fiero per le arti apprese, e si proclamò da solo Dio a motivo di esse” (Ivi, I, 28)


“Gesù raccolse attorno a sé dieci o undici uomini sciagurati, i peggiori dei pubblicani e dei marinai, e con loro se la svignava qua e là, vergognosamente e sordidamente raccattando provviste” (Ivi, I, 62)


« Colui al quale avete dato il nome di Gesù in realtà non era che il capo di una banda di briganti i cui miracoli che gli attribuite non erano che manifestazioni operate secondo la magia e i trucchi esoterici. La verità è che tutti questi pretesi fatti non sono che dei miti che voi stessi avete fabbricato senza pertanto riuscire a dare alle vostre menzogne una tinta di credibilità. È noto a tutti che ciò che avete scritto è il risultato di continui rimaneggiamenti fatti in seguito alle critiche che vi venivano portate »
(Celso, Contro i Cristiani, traduzione, premessa e note di Rizzo S., Biblioteca Universale Rizzoli, 1989)




IL battesimo



Nel 418 d.C. la chiesa cattolica decise che ogni bambino è un essere demoniaco in quanto risultato di un atto sessuale perciò è automaticamente destinato alla dannazione se non viene battezzato.
Durante il battesimo cattolico,il prete si rivolge al bambino dicendo:"Ti esorcizzo,spirito immondo....maledetto dannato....o diavolo maledetto,riconosci la tua sentenza."
L'esorcismo viene eufemisticamente definito" uno strumento per rimuovere ciò che,a causa del peccato originale e del e del potere di Satana sulla natura,ostacola la grazia."(E' la vecchia formula battesimale,dal 1970 se ne usa un'altra).

Quindi le religioni pagane,rispetto al cristianesimo,erano più gentili verso i bambini e le loro madri,però spesso i teologo cristiani si son ritrovati costretti a dover spiegare l'apparente crudeltà di Dio quando permette che bambini non battezzati muoiano,condannandoli così ancor prima di aver avuto una possibilità di salvezza.

Nel sedicesimo e diciassettesimo secolo gli uomini di chiesa sostenevano che la crudeltà di Dio era perfettamente giusta.
Il gesuita Martin Del Rio ha detto:"come se fosse una cosa di cui stupirsi.Dio permette che i bambini muoiano prima di venire battezzati per evitare che più tardi commettano quei peccati che renderebbero la loro dannazione ancora più dura.
Perciò Dio non è né crudele né ingiusto,dato che,per il solo peccato originale,i bambini meritano di morire".

P.S.

Insomma,che dire,questa è gente davvero malata di mente e che non conosce neanche le "Sacre scritture".
Nel vangelo di Marco Gesù disse molto chiaramente:
16:16
Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo.
Poi nella Bibbia non c'è assolutamente traccia del peccato originale.
Quindi un ennesima invenzione del clero cattolico per aver sempre più adepti alla loro setta criminale.








IL silenzio degli scrittori contemporanei

Una prova del fatto che il Cristo del cristianesimo è una figura mitica e non storica è il silenzio degli scrittori contemporanei e immediatamente successivi al tempo in cui si presume abbia vissuto Gesù.
La lista seguente comprende una serie di scrittori che hanno vissuto e scritto nel tempo o al massimo nel secolo successivo ,in cui si presume Gesù abbia vissuto e fatto miracoli:
Marco Anneo Lucano,Silio Italico,Claudio Tolomeo,Valerio Massimo,Tito Petronio Arbitro,Marco Valleio Petercolo,Teone di Smirna,Plutarco, Apollonio,Publio Cornelio Tacito,Flegonte di Tralles,Filone di Alessandria,Flavio Giuseppe,Lucio Anneo Seneca,Gavio Svetonio Tranquillo,Marco Fabio Quintilliano,Plinio il Vecchio.



I libri pervenuti a noi degli autori appena menzionati(vedi prima parte)sono abbastanza da formare una un'intera biblioteca,tuttavia in tutti questi libri ebraici e pagani,a parte due passaggi contraffatti nelle opere di un autore ebraico e due passaggi controversi nelle opere di uno scrittore romano,non esiste alcun riferimento a Gesù Cristo.


Filone di Alessandria nacque prima dell'inizio dell'era di Cristo e morì molto dopo la presunta morte di Cristo,e scrisse un resoconto sugli ebrei che trattava di tutto il periodo in cui si presume Cristo abbia vissuto.
Filone viveva a Gerusalemme(o lì vicino)quando è avvenuta la miracolosa nascita di Gesù e il massacro ordinato da Erode,era li quando Cristo ha fatto la sua entrata trionfale a Gerusalemme.
Filone viveva lì quando Gesù fu crocifisso e ci fu il conseguente terremoto e il cielo si oscurò in modo innaturale,ed era lì quando Cristo stesso resuscitò dal regno dei morti e davanti a molto testimoni ascese in cielo.
Ma, ammettendo siano veramente accaduti questi eventi soprannaturali che avrebbero dovuto riempire il mondo di meraviglia,Filone non ne sapeva niente.

E' stato proprio Filone a sviluppare la dottrina del Logos,o del verbo ma benché il Verbo incarnato(Gesù) vivesse dove proprio viveva lui e si fosse rivelato ad una moltitudine di persone dimostrando i suoi poteri divini,Filone non l'ha mai visto.
Flavio Giuseppe,il famoso storico ebraico,nacque in Giudea nel 37 d.C.,e visse allo stesso tempo degli apostoli di Gesù.
Per un po' di tempo fu governatore della Galilea,la provincia in cui Cristo visse e insegnò;egli viaggiò anche in ogni luogo di quella provincia e visitò i posti dove solo una generazione prima Cristo aveva fatti i suoi miracoli,e abitò anche a Cana dove si dice Gesù abbia fatto il suo primo miracolo.
Bene,Flavio Giuseppe nei suoi scritti menziona ogni piccolo evento accaduto durante i primi settantanni dell'era cristiana,ma evidentemente Cristo era così poco importante e le sue azioni così insignificante da non meritare nemmeno una riga scritta.



Giusto di Tiberiate nacque nella stessa provincia di Cristo,la Galilea,e scrisse un libro storico che copre tutto il periodo in cui si suppone abbia vissuto Cristo.
Quest'opera è andata distrutta ,ma Fozio,uno studioso e critico cristiano del nono secolo che la conosceva scrive:
"Giusto non fa il minimo accenno all'apparizione di Cristo,di quello che gli è successo e di tutte le cose meravigliose che ha fatto"



La Giudea,lì dove miracolosamente iniziò e finì la carriera terrena di Cristo era una provincia romana,e tutta la Palestina è intimamente collegata alla storia di Roma,eppure i documenti romani dell'epoca non fanno menzione di Cristo e delle sue gesta.
Anche gli scrittori Greci e Alessandrini che non vivevano molto lontani dalla Palestina ed erano a conoscenza di ciò che accadeva lì,non parlano mai del Cristo.
Per quanto riguarda Flavio Giuseppe,bisogna comunque ricordare la sua opera più famosa,scritta alla fine del primo secolo,Antichità Giudaiche,che narra la storia del suo popolo dagli albori fino alla sua epoca e contenente,nelle versioni moderne,il seguente passaggio:

ORA A QUEL TEMPO C'ERA GESU',UN UOMO SAGGIO,SE è LECITO CHIAMARLO UOMO,POICHE' EGLI COMPIVA AZIONI MIRACOLOSE,UN MAESTRO DA CUI IL POPOLO RICEVEVA LA VERITA' CON GRANDE PIACERE.
EGLI ATTIRO' A SE MOLTI EBREI E NON EBREI.
EGLI ERA IL CRISTO E QUANDO PILATO,SU SUGGERIMENTO DEGLI UOMINI PIù IMPORTANTI TRA NOI,LO CONDANNO' A MORIRE SULLA CROCE,COLORO CHE L'AVEVANO AMATO DALL'INIZIO NON LO ABBANDONARONO:PERCHE' EGLI APPARVE LORO DI NUOVO AL TERZO GIORNO IL CHE ERA STATO PREDETTO,INSIEME AD ALTRI SUOI 10.000 PRODIGI,DAI PROFETI DIVINI.
LA TRIBU' DEI CRISTIANI,CHE DA LUI PRENDE IL NOME ESISTE ANCORA OGGI(LIBRO XVIII CAPITOLO III,SEC.3).

Per quasi 600 anni i cristiani hanno citato questo passaggio come prova non solo dell'esistenza storica di Gesù ma anche della sua divinità,tuttavia cosa più falsa non è mai stata scritta.

Il linguaggio di questo branoè profondamente cristiano ogni parola è stata palesemente scritta da uno scrittore cristiano.
"se è lecito chiamarlo uomo";"Egli era il Cristo";"Egli apparve loro di nuovo al terzo giorno,il che era stato predetto ,insieme al altri suoi diecimila prodigi,dai profeti divini".

Queste sono parole di un cristiano scritte da qualcuno che crede nella divinità di Cristo.
Flavio Giuseppe era un ebreo,un devoto credente ebraico,l'ultimo uomo sulla terra che avrebbe riconosciuto la divinità di Gesù.
L'inconsistenza di questa prova venne subito scoperta e Ambrogio,che scrisse nella generazione successiva alla prima apparizione di questa testimonianza(360 d.C.)da la seguente spiegazione teologica:

"Se gli ebrei non credono a noi permettiamogli almeno di credere ai propri scrittori.
Flavio Giuseppe da loro considerato un grande uomo ha detto questo e ha detto la verità in questo modo;e la sua mente era così lontana dalla giusta via che egli non era nemmeno un credente come diceva lui stesso;però ha parlato comunque in questo modo per tramandare la verità storica perché pensava che non sarebbe stato giusto ingannare anche se non era un credente solo a causa della durezza del suo cuore,e del suo perfido intento".

La brevità attribuita al brano di Flavio Giuseppe dimostra che si tratta di un falso,infatti gli scritti di Flavio Giuseppe erano lunghi e approfonditi:egli scrisse 20 libri,dedicando pagine intere a ladruncoli insignificanti e oscuri leader sovversivi.
Quasi 40 capitolo sono dedicati alla vita di un singolo re e tuttavia questo uomo importantissimo,il migliore fra tutti,un essere del quale i profeti hanno predetto un infinità di cose meravigliose,un essere più grande di qualsiasi altro re terreno,vieni liquidato in non più di una dozzina di righe.










Avignone VS Odifreddi