sabato 10 settembre 2011

Genocidio in Canada







Il rapporto è pubblicato da The Truth Commission into Genocide in
Canada, un ente investigativo pubblico che prosegue l’opera dei
precedenti tribunali riguardo alle scuole residenziali per i nativi,
ovvero: The Justice in the Valley Coalition’s Inquiry into Crimes
Against Aboriginal People, riunitasi il 9 dicembre 1994 a Port
Alberni, british Columbia, e The International Human Rigths
Association of American Minorities Tribunal into Canadian Residential
Schools, tenutasi a Vancouver, BC, dal 12 al 14 giungo 1998.

PREFAZIONE

Jasper Jospeh è un nativo sessantaquattrenne di Port Hardy, British
Columbia. Gli occhi gli si riempirono ancora di lacrime quando ricorda
i suoi cugini, uccisi nel 1944 con iniezioni letali dal personale del
Nanaimo Indian Hospital.
Avevo soltanto otto anni, e ci avevano mandato dalla scuola
residenziale anglicana di Alert Bay al Nanaimo Indian Hospital, quello
gestito dalla Chiesa Unitaria. Li mi hanno tenuto in isolamento in una
piccola stanza poirer più di tre anni, come se fossi un topo da
laboratorio, somministrandomi pillole e facendomi iniezioni che mi
facevano star male. Due miei cugini fecero un gran chiasso, urlando e
ribellandosi ogni volta. Così le infermiere fecero loro delle
iniezioni, ed entrambi morirono subito. Lo fecero per farli stare
zitti. (10 novembre 2000)
A differenza del popolo tedesco dopo la seconda guerra mondiale, noi
canadesi dobbiamo ancora venire a conoscenza, per non parlare di fare
ammenda, del genocidio che abbiamo perpetrato nei confronti di milioni
di individui conquistati: uomini, donne e bambini indigeni
deliberatamente sterminati dal nostro stato e dalla nostra chiesa,
convinti della loro supremazia razziale.
Già dal novembre del 1907 la stampa canadese attestava che il tasso
dei decessi all’interno delle scuole residenziali indiane superava il
50%(vedere Appendice, articoli giornalistici chiave).Tuttavia negli
ultimi decenni la realtà di un tale massacro è stata rimossa dalla
storia e dalla coscienza pubblica del Canada. Non c’è da stupirsene,
perchè quella storia occultata rivela un sistema il cui scopo era
quello di distruggere la maggior parte della popolazione nativa
tramite malattie, trasferimenti e omicidi belli e buoni, “assimilando”
nel contempo una minoranza di collaborazionisti che venivano
addestrati a servire quel sistema genocidi.
Questa storia di genocidio deliberato coinvolge ogni livello
governativo del Canada, la Royal Canadian Mounted Police (RCMP), ogni
chiesa principale, grandi corporazioni e polizia, medici e giudici
locali. La rete di complicità di questa macchina assassina era, e
rimane così estesa che il suo occultamento ha richiesto un altrettanto
elaborata compagna di copertura, organizzata nelle più alte sfere di
potere del nostro paese; una copertura che continua tuttora, in
particolare adesso che i testimoni oculari degli omicidi e delle
atrocità, perpetrati presso le “scuole” residenziali per nativi
gestite dalla chiesa, si sono fatti avanti per la prima volta.
Perché erano le “scuole” residenziali a costituire i campi di
sterminio dell’olocausto canadese e all’interno delle cui mura,
secondo statistiche governative, circa la metà dei bambini lì spediti
per legge morirono o scomparvero.
Secondo un sopravvissuto queste 50.000 vittime svanirono, così come i
loro cadaveri – “come se non fossero mai esistiti”. Ma esistevano
eccome. Erano bambini innocenti, uccisi da percosse e torture e dopo
essere stati deliberatamente esposti a tubercolosi e ad altre malattie
da dipendenti salariati delle chiese e del governo, in base ad un
progetto generale di “Soluzione Finale” concepito dal Dipartimento
Affari Indiani e dalle chiese cattolica e protestante.
Con tale approvazione ufficiale del massacro, emanata da Ottawa, le
chiese responsabili dell’annientamento dei nativi in loco si sentirono
incoraggiate e protette a sufficienza da dichiarare per tutto il 20mo
secolo una guerra totale alle popolazioni indigene non cristiane.
Le vittime di tale guerra non furono soltanto i 50.000 bambini morti
delle scuole residenziali, ma anche i sopravvissuti, la cui attuale
condizione sociale è stata descritta dai gruppi per i diritti umani
delle Nazioni Unite come quella di “una popolazione colonizzata al
limite della sopravvivenza, con tutte le caratteristiche di una
società dal terzo mondo”. (12 novembre 1999)
L’olocausto continua. Il presente rapporto è frutto di un’indagine
indipendente, durata sei anni, sulla storia nascosta del genocidio
perpetrato ai danni delle popolazioni indigene del Canada; riassume le
testimonianze, i documenti ed altri riscontri a riprova che il
governo, le chiese e le corporazioni canadesi sono colpevoli di
genocidio intenzionale, che il Canada ratificò nel 1952 e alla quale è
vincolata dal diritto internazionale.
Tale rapporto deriva dall’impegno e dalla collaborazione di circa 30
individui e tuttavia alcuni dei suoi autori devono restare
nell’anonimato, in particolare i collaboratori indigeni i quali, a
causa del loro coinvolgimento in questa indagine, sono stati
minacciati di morte, attaccati, privati del lavoro e sradicati dalle
loro abitazioni nelle riserve indiane.
A causa dei miei tentativi di svelare la vicenda delle morti dei
bambini presso la scuola residenziale della chiesa di Alberni io, in
qualità di ministro di una delle istituzioni citate nell’indagine, la
Chiesa Unitaria del Canada – sono stato licenziato, inserito nella
lista nera, minacciato e diffamato pubblicamente dai suoi funzionari.
Molti hanno fatto dei sacrifici per stilare questo rapporto, in modo
che il mondo possa venire a conoscenza dell’olocausto canadese e per
assicurarsi che i responsabili vengano giudicati dal Tribunale per i
Crimini Internazionali. La presente indagine su crimini contro
l’umanità, iniziata nell’autunno del 1994 fra i nativi e gli attivisti
a basso reddito a Port Alberni, nella British Columbia, è continuata
nonostante le minacce di morte, gli attacchi e le risorse della chiesa
e dello stato canadesi.
Il lettore ha facoltà di onorare il nostro sacrificio raccontando al
altri questa storia e rifiutandosi di collaborare con istituzioni che
hanno deliberatamente ucciso migliaia di bambini.
Questa storia di appoggio ufficiale e di collusioni, relativa ad un
secolo o più di crimini contro i primi abitanti del Canada, non deve
dissuaderci dallo scoprire la verità e dal portare davanti alla
giustizia coloro che hanno commesso tali crimini. E’ per questo motivo
che vi invitiamo a ricordare non solo i 50.000 bambini deceduti nei
campi di sterminio delle scuole residenziali, ma anche tutte quelle
vittime silenziose che oggi patiscono in mezzo a noi in cerca di pane
e giustizia.
(Rev.) Kevin D. Annett, segretario The Truth Commission into Genocide
in Canada, Vancouver, British Columbia, 1 febbraio 2001



II
Riassunto delle prove di Genocidio intenzionale nelle scuole
residenziali canadesi

Articolo II: L’intenzione di distruggere, integralmente o
parzialmente, un gruppo nazionale etnico, razziale o religioso; vale a
dire le popolazioni indigene non-cristiane del Canada.

Lo scopo fondante a monte delle oltre cento scuole residenziali
indiane, edificate in Canada in base a leggi governative ed
amministrate dalle chiese cattolica e protestante, era il deliberato e
costante sradicamento delle popolazioni indigene e della loro cultura,
nonché la conversione forzata al cristianesimo di tutti i nativi
sopravvissuti. L’intento fu enunciato nel Gradual Civilization Act del
1857 nel Canada superiore e, precedentemente, la legislazione ispirata
dalla chiesa che definiva la cultura indigena inferiore, privò la
popolazione nativa della cittadinanza e la subordinò in una categoria
legale separata dai non-indiani. Questa legge servì come base per il
Federal Indian Act del 1874, che ribadì l’inferiorità legale e morale
degli indigeni ed istituì il sistema delle scuole residenziali. La
definizione legale di un indiano in quanto “individuo selvaggio, privo
della conoscenza di Dio e di qualsiasi stabile e chiaro credo
religioso” (Revised Statutes della British Columbia, 1960) fu coniata
da queste leggi e persiste fino ai giorni nostri.


Allora come adesso, gli indigeni erano considerati legalmente e
concretamente come non-entità nella loro terra e, di conseguenza,
intrinsecamente sacrificabili.


Queste intenzioni genocide furono riaffermate di frequente nella
legislazione governativa, nelle dichiarazioni della chiesa nonché
nella corrispondenza e nei documenti dei missionari, agenti indiani e
funzionari delle scuole residenziali (vedere la sezione documenti).
Naturalmente si trattava esattamente della ragione d’essere
dell’invasione cristiana nei territori tradizionali dei nativi,
sanzionata dallo stato e dal sistema delle scuole residenziali, che
venne istituito all’apice dell’espansionismo europeo negli anni ’80
dell’ottocento e proseguito fino al 1984.
Lo scopo era per definizione il genocidio, in quanto pianificò e portò
avanti la distruzione di un gruppo etnico e religioso: tutti quegli
indigeni che non si fossero convertiti al cristianesimo ed estinti
culturalmente. I nativi non cristiani erano il bersaglio dichiarato
delle scuole residenziali che, sotto la maschera dell’istruzione,
praticavano una pulizia etnica di massa.
Inoltre questi “pagani” erano oggetto dei programmi di sterilizzazione
finanziati dal governo, eseguiti in ospedali gestiti dalla chiesa e
sanatori per la tubercolosi della costa occidentale (vedere articolo
IId).

Secondo un testimone oculare, Ethel Wilson di Bella Bella, BC, un
certo George Darby, medico missionario della Chiesa Unitaria, fra il
1928 ed il 1962 sterilizzò intenzionalmente indiani non-cristiani
presso l’R.W. Large Memorial Hospital. Nel 1998 la signora Wilson, ora
deceduta, dichiarò:
“Nel 1952 il dottor Darby mi riferì che l’Ufficio Affari Indiani di
Ottawa lo pagava per ogni indiano/a che sterilizzava, in particolare
se costoro non frequentavano le chiese. Centinaia delle nostre donne
furono sterilizzate dal dottor Darby solatanto perché non andavano in
chiesa.” (Testimonianza di Ethel Wilson di fronte al Tribunale
dell’Associazione Internazionale per i Diritti Umani delle Minoranze
Americane [IHRAAM], Vancouver, BC, 13 giugno 1998).
Secondo Christy White, cittadina di Bella Bella, la documentazione
relativa a queste sterilizzazioni, finanziate dal governo ed eseguite
presso l’R.W. Large Memorial Hospital, venne intenzionalmente
distrutta nel 1995, subito dopo il pubblicizzato avvio di un indagine
della polizia relativa alle atrocità commesse nelle scuole
residenziali della British Columbia. Nel 1998 la signora White
affermò:
“Ho lavorato presso l’ospedale di Bella Bella e so che Barb Brown, uno
degli amministratori, in due occasioni gettò in mare i documenti
realtivi alle sterilizzazioni, alcuni dei quali furono ritrovati sulla
spiaggia a sud della città. Questo avvenne nella primavera del 1995,
subito dopo che i poliziotti avevano avviato la loro indagine sulle
scuole. Stavano coprendo le tracce. Tutti sapevamo che Ottawa
finanziava le sterilizzazioni, ma ci fu detto di tacere sulla
questione.” (Testimonianza di Christy White resa a Kevin Annett, 12
agosto 1998).


Nella British Columbia la legge che consentiva la sterilizzazione di
qualsiasi ospite delle scuole residenziali fu approvata nel 1933
mentre in Alberta nel 1928 (vedere “Sterilization Victims Urged to
Come Forward” di Sabrina Whyatt, Windspeaker, agosto 1998). Il Sexual
Sterilization Act della British Columbia autorizzava il preside di una
scuola a consentire la sterilizzazione di qualsiasi nativo si trovasse
sotto la sua responsabilità ed egli, in quanto tutore legale, poteva
far sterilizzare qualsiasi bambino nativo. Tali sterilizzazioni
venivano di frequente attuate nei confronti di interi gruppi di
bambini indigeni quando questi avevano raggiunto la pubertà, in
istituti quali la Provincial Training School di Red Deer, in Alberta,
ed il Ponoka Mental Hospital (dal colloquio della ex infermiera Pat
Taylor con Kevin Annett, 13 gennaio 2000).

Di analoga rilevanza storica è il fatto che il governo federale
canadese approvò la legislazione nel 1920, rendendo obbligatorio che
tutti i bambini indigeni della British Columbia – la cui costa
occidentale era l’area meno cristianizzata del Canada – frequentassero
le scuole residenziali, nonostante il fatto che lo stesso governo
avesse già riconosciuto che il tasso di mortalità dovuto a malattie
trasmissibili fosse più elevato proprio in queste scuole e che,
durante la permanenza in quei luoghi, i bambini indigeni presentavano
una “costituzione così indebolita da non avere alcuna vitalità atta a
contrastare le malattie” (Comunicazione di A. W. Neill, agente indiano
della costa occidentale, al ministro per gli affari indiani, 25 aprile
1910).

Vale a dire che il governo canadese rese obbligatoria alle popolazioni
indigene maggiormente “pagane” e meno integrate la frequenza delle
scuole residenziali proprio nel periodo in cui, secondo funzionari
degli Affari Indiani come il Dr. Peter Bryce, il tasso di mortalità in
quelle stesse scuole aveva raggiunto il proprio apice – attorno al
40%. Questo aspetto di per sé stesso indica le intenzioni genocidi nei
confronti degli indigeni non-cristiani.


Articolo II (a): Uccisione di membri del gruppo da eliminare
 Testimoni oculari, documenti governativi, dichiarazioni di agenti
indiani e di anziani delle tribù confermano il fatto che nelle scuole
residenziali gli indigeni venivano uccisi intenzionalmente, aspetto
d’altronde fortemente indicato dalla semplice questione che il tasso
di mortalità nelle scuole residenziali raggiunse il 40%, con il
decesso in Canada di oltre 50.000 bambini indigeni (vedere
bibliografia, compreso il rapporto del Dr. Peter Bryce dell’aprile del
1909, destinato a Duncan Campbell Scott, sovrintendente agli Affari
Indiani).


Inoltre il fatto che tale tasso di mortalità rimase costante nel corso
degli anni, nonché all’interno delle scuole e degli istituti quali che
fossero le chiese confessionali che li gestivano – cattolica romana,
unitaria, presbiteriana o anglicana – indica che a monte di questi
decessi vi erano politiche e condizioni comuni, questo perché ogni
secondo bambino morto nel sistema delle scuole residenziali elimina la
possibilità che tali decessi fossero puramente accidentali oppure
frutto di iniziative di pochi individui depravati che agivano da soli
e senza protezione.


Tuttavia tale sistema non solo era intrinsecamente omicida, ma operava
nell’ambito di condizioni legali e strutturali che incoraggiavano,
favorivano e istigavano l’omicidio che erano organizzare per occultare
questi crimini.


Le scuole residenziali erano strutturate come campi di concentramento,
secondo uno schema gerarchico di tipo militare sotto il controllo
totale di un preside nominato congiuntamente dallo stato e dalla
chiesa e che, generalmente, era un ecclesiastico. Nei primi anni ’30
del ’900 il governo federale conferì al preside persino diritti di
tutela legale su tutti gli studenti, almeno nelle scuole residenziali
della costa occidentale. Tenendo presente che le popolazioni indigene
erano per legge sotto la tutela legale dello stato e che così era
stato sin dall’entrata in vigore dell’Indian Act, tale iniziativa del
governo fu assai insolita; tuttavia tale potere assoluto del direttore
della scuola sulla vita degli studenti indigeni fu uno dei requisiti
di qualsiasi sistema i cui assassini di indigeni dovevano essere
mascherati ed in seguito negati.


Le scuole residenziali erano costruite con questo inganno, in modo
tale che i decessi e le atrocità tipiche del genocidio potessero
essere occultate ed infine spiegate. Nel contesto del Canada, questo
significava una politica di graduale ma deliberato sterminio sotto un
paravento protettivo legale, fornito da istituzioni “legittime e
fidate”: le chiese principali.


Andrebbe chiarito fin dall’inizio che le decisioni relative alle
scuole residenziali, comprese quelle che provocavano la morte dei
bambini ed i relativi occultamenti, erano ufficialmente autorizzate ad
ogni livello dalle chiese che le gestivano e dal governo che le
istituiva; solo un’autorizzazione di questo tipo avrebbe permesso che
i decessi continuassero così come è avvenuto – e che coloro che
commisero tali crimini si sentissero sufficientemente protetti da
agire impunemente per molti anni all’interno del sistema, così come
fecero dappertutto.



Esposizione alle malattie
Nel 1909 il Dr. Peter Bryce, del Ministero della Sanità dell’Ontario,
fu assunto dal Dipartimento Affari Indiani di Ottawa per visitare le
scuole residenziali indiane del Canada occidentale e della British
Columbia e fare rapporto sulle loro condizioni sanitarie. Il rapporto
di Bryce scandalizzò a tal punto governo e chiesa che venne
ufficialmente insabbiato, per tornare alla luce solo nel 1922 quando
Bryce – che a causa della sincerità del suo rapporto fu estromesso
dall’amministrazione statale – scrisse un libro al proposito, dal
titolo The Story of a National Crime (Ottawa, 1922).


Nel rapporto in questione il Dr. Bryce affermava che nelle scuole
residenziali i bambini indiani venivano sistematicamente e
deliberatamente uccisi, citava un tasso medio di mortalità fra il 35%
e il 60% e asseriva che il personale ed i funzionari della chiesa
nascondevano, rifiutavano di consegnare o falsificavano regolarmente
la documentazione ed altre prove relative alla morte dei bambini.


Il Dr. Bryce inoltre dichiarò che uno dei metodi principali utilizzati
per uccidere bambini indigeni era quello di esporli intenzionalmente
al contagio di malattie trasmissibili come la tubercolosi per poi
negare loro qualsiasi assistenza o cura medica – una prassi
effettivamente riportata da alcuni fra i massimi rappresentanti
anglicani sul Globe and Mail del 29 maggio 1953.


Nel Marzo del 1998 William e Mabel Sport di Nanaimo, BC, due testimoni
indigeni che frequentarono le scuole residenziali della costa
occidentale, confermarono le affermazioni del Dr. Bryce: entrambi
sostengono di essere stati intenzionalmente esposti, negli anni ’40,
alla tubercolosi dal personale di due scuole residenziali, una
cattolica e l’altra della Chiesa Unitaria.

Mi costringevano a dormire nello stesso letto con bambini che stavano
morendo a causa della tubercolosi; ciò accadeva intorno al 1942 nella
scuola residenziale cattolica cristiana. Cercavano di ucciderci e
quasi ci riuscirono. Fecero altrettanto presso le scuole indiane
protestanti, tre bambini per letto, quelli sani con quelli morenti.
(Testimonianza di Mabel Sport resa ai funzionari della IHRAAM, Port
Alberni, BC, 31 marzo 1998).





Il reverendo Pitts, preside della scuola di Alberni, costrinse me ed
altri otto bambini a mangiare del cibo speciale da un tipo di
scatoletta diverso dal solito. Aveva un gusto davvero strano. In
seguito ci ammalammo tutti di tubercolosi. Io fui l’unico a
sopravvivere, perché mio padre una notte irruppe nella scuola e mi
portò via di lì. Tutti gli altri morirono di tubercolosi e non vennero
mai curati, bensì lasciati lì a morire, e a tutte le loro famiglie
venne detto che erano morti di polmonite. Il piano era quello di
ucciderci tutti in segreto. Dopo aver mangiato quel cibo, iniziammo
tutti a morire. Nel gruppo di coloro che furono avvelenati, vi erano
due dei miei migliori amici. Non ci fu mai permesso di parlarne né di
recarci nel seminterrato, dove venivano commessi altri omicidi; essere
mandati alla scuola di Alberni corrispondeva ad una condanna a morte.
(Testimonianza di William Sport resa ai funzionari della IHRAAM, Port
Alberni, BC, 31 marzo 1998)

Omicidi
 Secondo i testimoni oculari, nelle scuole residenziali erano prassi
comune omicidi anche più palesi. Tali testimoni hanno descritto
bambini che venivano picchiati e lasciati morire di fame, scaraventati
fuori dalle finestre, strangolati e buttati giù per le scale a
spintoni o a calci sino a morirne. Questi omicidi avvenivano in almeno
otto scuole residenziali, gestite dalle tre principali chiese
confessionali, nella sola British Columbia.


Il sottotenente Bill Steward di Nanaimo, BC, afferma: “Mia sorella
Maggie fu scaraventata da una suora dalla finestra al terzo piano
della scuola di Kuper Island, e morì. Tutto venne insabbiato, né venne
svolta alcuna indagine. All’epoca, essendo indiani, non potevamo
assumereuna avvocato e così non venne mai fatto
alcunché.” (Testimonianza di Bill Steward, Duncan, BC, 13 agosto
1998).

Diane Harris, assistente sanitaria del Consiglio della Tribù Chemainus
della Vancouver Island, conferma i resoconti degli omicidi. “Sentiamo
in continuazione racconti sui bambini che furono uccisi a Kuper
Island. Appena a sud della scuola vi era un cimitero, destinati ai
bambini nati dai rapporti fra i preti e le ragazze, sino a quando nel
1973, alla chiusura della scuola, non fu portato alla luce. Le suore
facevano abortire le ragazze madri ed a volte finivano con
l’ucciderle. Vi erano molte sparizioni. Mia madre che ora ha 83 anni,
vide un prete trascinare una ragazza giù per le scale tirandola per i
capelli e, di conseguenza, ella perì. Le ragazze venivano stuprate ed
uccise, e poi sepolte sotto i tavolati dei pavimenti. Chiedemmo ai
funzionari della RCMP locale di esumare quel luogo in cerca di resti
ma loro si sono sempre rifiutati di farlo, anche in anni recenti come
il 1996; il caporale Sampson ci ha persino minacciati. Questo genere
di insabbiamento è la regola. I bambini sani venivano messi in
infermeria assieme a quelli malati di tubercolosi, era la procedura
standard; nell’arco di sette anni abbiamo documentato 35 omicidi
palesi.” (Testimonianza di Diane Harris resa di fronte al tribunale
della IHRAAM, 13 giugno 1998).


Esistono riscontri a indicare che l’attiva collusione fra polizia,
funzionari dell’ospedale, medici legali, agenti indiani e perfino capi
indigeni ha contribuito ad occultare tali omicidi. Gli ospedali
locali, in particolare i sanatori per la tubercolosi collegati alla
chiesa unitaria e a quella cattolica romana, hanno svolto la funzione
di “discariche” per i cadaveri dei bambini ed hanno regolarmente
fornito certificati di morte falsi per gli studenti uccisi.

Nel caso della scuola residenziale della Chiesa Unitaria di Alberni,
gli studenti che scoprivano i cadaveri di altri bambini subivano gravi
punizioni. Uno di questi testimoni, Harry Wilson di Bella Bella, BC,
afferma di essere stato espulso dalla scuola, quindi ricoverato in
ospedale e drogato contro la sua volontà dopo aver scoperto il corpo
di una ragazza deceduta nel maggio del 1967.
Cosa triste, il sistema a doppio livello di collaborazionisti e
vittime creato nelle scuole fra gli studenti nativi continua a
tutt’oggi, poiché alcuni dei rappresentanti del consiglio della tribù
finanziati dallo stato – essi stessi ex collaborazionisti – sembrano
avere un particolare interesse nel contribuire a sopprimere le prove e
a mettere a tacere testimoni che incriminerebbero non solo gli
assassini ma anche loro stessi, in quanto agenti dell’amministrazione
bianca.






La maggior parte dei testimoni che hanno raccontato la loro storia
agli autori e di fronte ai tribunali pubblici della costa occidentale
hanno descritto o di aver visto casi di omicidio o di aver scoperto un
cadavere presso la scuola residenziale che frequentavano. Il numero
delle vittime, anche secondo le cifre fornite dal governo, fu
enormemente elevato; ma allora dove sono tutti i cadaveri? I decessi
di migliaia di studenti non sono riportati in nessuno dei registri
delle scuole, degli archivi degli Affari Indiani né su altra
documentazione finora presentata in tribunale o su pubblicazioni di
ricerca relative alle scuole residenziali. Circa 50.000 cadaveri sono
letteralmente ed ufficialmente andati perduti.
Il sistema delle scuole residenziali ha dovuto occultare non solo le
prove degli omicidi ma anche i cadaveri. La presenza di fosse comuni
segrete per i bambini uccisi presso le scuole cattoliche e protestanti
di Sardis, Port Alberni, Kuper Island ed Alert Bay è stata attestata
da numerosi testimoni, secondo i quali queste aree segrete di
sepoltura contenevano anche i feti abortiti e persino i bimbi molto
piccoli frutto dei rapporti fra preti e ragazze del personale delle
scuole. Una delle testimoni, Ethel Wilson di Bella Bella, afferma di
aver visto “file e file di piccoli scheletri” nelle fondamenta della
ex scuola residenziale anglicana di St Michael’s ad Alert Bay quando
al suo posto, negli anni ’60, venne edificata una nuova scuola.


Vi erano svariate file di scheletri, tutti allineati ordinatamente,
come se fosse un gran cimitero. Gli scheletri erano stati ritrovati
all’interno di una delle vecchie mura della scuola di St Mike. A
giudicare dalle dimensioni, nessuno di essi poteva essere molto
vecchio. Ora, per quale motivo così tanti bambini sono stati sepolti
in quel modo all’interno di un muro, a meno che qualcuno non stesse
cercando di nascondere qualcosa? (Testimonianza di Ethel Wilson resa a
Kevin Annett, Vancouver, BC, 8 agosto 1998).




Arnold Sylvester, il quale, come Tennis Charlie, fra il 1939 ed il
1945 frequentò la scuola di Kuper Island, conferma questo resoconto “I
preti scavarono in quel cimitero in tutta fretta nel 1972, quando la
scuola chiuse. Nessuno era autorizzato a guardarli riesumare quei
resti. Penso che ciò fosse dovuto al fatto che si trattava di un
cimitero particolarmente segreto, dove venivano sepolti i cadaveri
delle ragazze incinte. Alcune delle ragazze ingravidate dai preti
furono effettivamente uccise perché minacciavano di spifferare tutto;
a volte venivano spedite via e a volte scomparivano. Non ci era
consentito parlare di questo argomento.” (Testimonianza di Arnold
Sylvester resa a Kevin Annett, Duncan, BC, 13 agosto 1998).
Anche gli ospedali locali venivano utilizzati come discariche per i
cadaveri dei bambini, come nel caso del ragazzo di Edmonds e del suo
“trattamento” presso il St Paul’s Hospital, seguito al suo omicidio
avvenuto presso la scuola cattolica di North Vancouver. Alcuni
ospedali, comunque, sembrano essere stati luoghi particolarmente
prediletti per l’accumulo dei cadaveri.

Il Nanaimo Tubercolosis Hospital (chiamato The Indian Hospital) era
uno di questi. Secondo alcune donne che hanno subito questo genere di
torture presso tale ospedale (vedere Articolo IId), sotto la guisa di
cure per la tubercolosi generazioni di bambini e adulti indigeni
furono oggetto di esperimenti medici e di sterilizzazione; lo stabile
tuttavia era anche una sorta di magazzino-obitorio per i cadaveri dei
nativi.


Secondo testimoni come Amy Tallio, che frequentò la scuola di Alberni
nei primi anni ’50, il West Coast General Hospital di Port Alberni non
solo accoglieva i corpi dei bambini provenienti dalla locale scuola
residenziale della Chiesa Unitaria; era anche il luogo dove venivano
eseguiti gli aborti sulle ragazze indigene ingravidate dai preti e dal
personale e dove si sbarazzavano dei neonati che, forse, venivano
uccisi.


Irene Starr, della nazione Hesquait, la quale frequentò la scuola di
Alberni fra il 1952 e il 1961, conferma tutto questo.

Alla scuola di Alberni molte ragazze rimanevano incinte. I padri dei
bambini, quelli che le violentavano, erano i membri del personale, gli
insegnanti. Non abbiamo mai saputo cosa accadeva ai neonati, ma essi
scomparivano regolarmente. Le ragazze gravide venivano portate
all’ospedale di Alberni e quindi ritornavano, senza i loro bambini.
Sempre. Il personale uccideva quei bambini per eliminare le loro
tracce; venivano pagati dalla chiesa e dallo stato per fare gli
stupratori e gli assassini. (Testimonianza di Irene Starr resa a Kevin
Annett, Vancouver, BC, 23 agosto 1998)


III
Articolo II (b): Provocare gravi danni fisici o mentali
Agli esordi dell’era delle scuole residenziali, Duncan Campbell Scott,
sovrintendente agli Affari Indiani, delineò così le finalità delle
suddette scuole: “Uccidere l’indiano che è dentro gli indiani”.
Chiaramente l’attacco genocida contro gli indigeni non era soltanto
fisico. Ma anche spirituale. La cultura europea ambiva a possedere le
menti e le anime delle nazioni native, per trasformare gli indigeni
che non era riuscita a sterminare in copie di terza classe dei
bianchi. Alfred Caldwell, direttore della scuola della Chiesa Unitaria
di Ahousat, sulla costa occidentale di Vancouver Island, nel 1938
scriveva: Il problema rappresentato dagli indiani è di natura morale e
religiosa. Essi mancano dei fondamenti di base del pensiero e dello
spirito civile, il che spiega la loro natura ed il loro comportamento
infantile. Presso la nostra scuola ci sforziamo di trasformarli in
cristiani maturi che imparino a comportarsi bene nel mondo ed
abbandonino il loro selvaggio stile di vita ed i loro diritti,
acquisiti col trattato, che li tengono inchiodati alla loro terra e ad
una primitiva esistenza. Soltanto allora il problema indiano nel
nostro paese verrà risolto. (Lettera del Rev. A.E. Caldwell all’agente
indiano P.D. Ashbridge, Ahousat, BC, 12 novembre 1938)
Il fatto che questo stesso preside venga citato dai testimoni in
quanto assassino di almeno due bambini – uno dei quali ucciso lo
stesso mese in cui scrisse la sopraccitata lettera – non è casuale,
poiché il genocidio culturale trabocca senza sforzo nell’assassino,
come i nazisti hanno dimostrato in modo così lampante al mondo.
Nondimeno la lettera di Caldwell chiarisce due punti nodali della
discussione relativa alle atrocità fisiche e mentali inflitte agli
studenti indigeni: (a) le scuole residenziali costituivano un vasto
programma di controllo mentale, e (b) lo scopo sotteso di questa
“riprogrammazione” dei bambini indigeni era quello di scacciare i
nativi via dalle loro terre onde permettere ai bianchi l’accesso ad
esse.
Citando la sopravvissuta di Alberni, Harriett Nahanee: Ci mettevano
sempre gli uni contro gli altri, costringendoci a combatterci e a
molestarci a vicenda. Il tutto aveva lo scopo di dividerci e di farci
il lavaggio del cervello in modo che dimenticassimo che noi eravamo i
Custodi del Territorio. Il Creatore diede al nostro popolo il compito
di proteggere le terre, i pesci, le foreste, questo era lo scopo delle
nostre essenze. I bianchi però volevano tutto per sé stessi, e le
scuole residenziali erano il metodo aloro disposizione; metodo che
funzionò. Abbiamo dimenticato il nostro sacro compito ed ora i bianchi
possiedono la maggior parte delle terre e si sono impossessati di
tutto il pesce e di tutti gli alberi. Noi siamo per la maggior parte
poveri, dediti a vizi, violenti in famiglia; e tutto questo iniziò
nelle scuole, dove ci manipolarono la mente affinché odiassimo la
nostra cultura e noi stessi, cosicché avremmo perso tutto quanto.
Questo è il motivo per cui affermo che il genocidio è tuttora in
corso. (Testimonianza di Harriett Nahanee resa a Kevin Annett, North
Vancouver, BC, 11 dicembre 1995)
Fu solo con l’assunzione dei poteri di tutela da parte dei presidi
della costa occidentale, avvenuta fra il 1933 ed il 1941, che emergono
i primi riscontri di reti pedofile organizzate in quelle scuole
residenziali; perché quel sistema era legalmente e moralmente libero
di fare ai suoi allievi coatti tutto quello che voleva.
Le scuole residenziali divennero un rifugio sicuro – un sopravvissuto
le definisce una “zona franca” – per pedofili, assassini e medici
perversi che avevano bisogno di cavie umane vive per collaudi di
farmaci o ricerche genetiche e sul cancro.
Scuole specifiche, come quella cattolica di Kuper Island e quella
della Chiesa Unitaria di Alberni, divennero centri speciali in cui,
unitamente all’abituale sequela di pestaggi, stupri e noleggio di
bambini a influenti pedofili, venivano praticate impunemente tecniche
di sterminio su bambini indigeni provenienti da tutta la provincia.
Gran parte del male fisico e mentale recato agli studenti indigeni
aveva lo scopo di spezzare lealtà tribale tradizionale per linee di
parentela, mettendo i bambini gli uni contro gli altri e privandoli
dei loro legami naturali; maschi e femmine erano rigidamente segregati
in dormitori separati e non potevano mai incontrarsi.
Una sopravvissuta racconta di non avere mai visto il fratellino per
anni, anche se lui si trovava nel medesimo edificio della scuola
anglicana di Alert Bay. Quando poi i bambini sconfinavano nei
corrispettivi dormitori e le ragazze ed i ragazzi più grandicelli
venivano colti a scambiarsi effusioni, venivano applicate a tutti
quanti punizioni più severe. Secondo le parole di una sopravvissuta
che frequentò la scuola di Alberni nel 1959: Un ragazzo ed una
ragazza, sorpresi a baciarsi, subirono la pena delle verghe. I due
vennero costretti a strisciare nudi lungo una fila di altri studenti,
e noi li colpimmo con bastoni e fruste forniteci dal direttore; la
ragazza fu picchiata così duramente che morì a causa di
un’insufficienza renale. Ci diedero davvero una bella lezione: se
cercavi di provare dei normali sentimenti per qualcuno, venivi ucciso
per questo. Così imparammo ben presto a non voler bene né a fidarci di
nessuno, e a fare soltanto quanto ci veniva ordinato. (Testimonianza
di una donna non identificata della Nazione Pacheedat, Port Renfrew,
BC, 12 ottobre 1996)
Secondo Harriett Nahanee: Le scuole residenziali creavano due tipi di
indiani: schiavi e traditori, e questi ultimi sono ancora in carica.
Il resto di noi fa ciò che gli viene ordinato. I capi dei consigli
delle tribù hanno detto a tutti quelli della nostra riserva di non
parlare in tribunale ed hanno minacciato di tagliare le nostre
indennità nel caso lo facciamo. (Harriet Nahanee a Kevin Annett, 12
giugno 1996).
La natura di quel sistema di tortura non era casuale. Ad esempio,
nelle scuole residenziali canadesi di qualsiasi confessione, l’uso
regolare di scosse elettriche su bambini che parlavano la loro lingua
o che erano “disobbedienti” era un fenomeno diffuso, e ciò non veniva
a casaccio ma era una prassi istituzionalizzata.
Secondo testimoni oculari, nelle scuole di Alberni e Kuper Island
della British Columbia, nella scuola cattolica spagnola dell’Ontario
ed in strutture ospedaliere isolate, gestite dalle chiese e dal
Dipartimento Affari Indiani nel Quebec settentrionale, a Vancouver
Island e nell’Alberta rurale, esistevano stanze di tortura, allestite
appositamente con sedie elettriche fisse e spesso fatte funzionare da
personale medico.
Mary Anne Nakogee-Davis di Thunder Bay, Ontario, nel 1963 all’età di
otto anni, fu torturata su una sedia elettrica dalle suore della
scuola residenziale cattolica spagnola. Ella racconta: Le suore la
usavano come un ‘arma, e vi fui sottoposta in più di un’occasione. Ti
legavano le braccia ai braccioli metallici e le scosse ti facevano
sobbalzare tutto il corpo. Non so che male avessi fatto per meritare
una tale punizione. (Tratto da The London Free Press, London, Ontario,
22 ottobre 1996)
Torture di questo genere, analoghe ai programmi di sterilizzazione
individuati presso il W.R. Large Memorial Hospital di Bella Bella ed
il Nanaimo Indian Hospital, venivano eseguite anche presso istituti
gestiti dalle chiese con i fondi del Ministero Affari Indiani.
Frank Martin, postino indigeno della British Columbia settentrionale,
descrive la sua reclusione coatta e l’impiego della sua persona per
esperimenti, avvenuta nel 1963 e nel 1964 presso la Bbrannen Lake
Reform School, vicino a Nanaimo: All’età di nove anni fui rapito dal
mio villaggio e mandato alla scuola Brannen Lake di Nanaimo. Un medico
locale mi fece un’iniezione e dio mi risveglia in una piccola cella,
forse di tre metri per quattro; mi tennero rinchiuso li come un
animale per 14 mesi. Mi tiravano fuori ogni mattina e mi
somministravano scosse elettriche alla testa sino a quando non svenivo
e poi, nel pomeriggio, mi sottoponevano a raggi x per diversi minuti
di seguito. Non mi dissero mai perché lo facessero, ma all’età di
diciotto anni mi ammalai di cancro ai polmoni pur senza aver mai
fumato. (Testimonianza videoregistrata di Frank Martin resa a Eva
Lyman e Kevin Annett, Vancouver, 16 luglio 1998)
Questi esperimenti empirici combinati ad un sadismo brutale
caratterizzarono questi istituti finanziati pubblicamente, in
particolare il famigerato Nanaimo Indian Hospital. David Martin di
Powell River,BC, nel 1958, all’età di cinque anni, fu condotto in
questo ospedale e sottoposto ad esperimenti comprovati da Joan Morris,
Harry Wilson ed altri testimoni citati nel presente rapporto. Secondo
David: Mi fu detto che avevo la tubercolosi, ma io ero del tutto sano;
non presentavo alcun sintomo di quella malattia. Quindi mi mandarono
al Nanaimo Indian Hospital e li mi tennero legato in un letto per più
di sei mesi. Ogni giorno i medici mi praticavano delle iniezioni che
mi facevano stare davvero male e provocavano sulla mia pelle
arrossamenti e prurito. Sentivo le urla di altri bambini indiani
rinchiusi in celle di isolamento; non ci fu mai consentito di vederli
e nessuno mi disse mai che cosa stessero facendo a tutti noi in quel
luogo. (David Martin a Kevin Annett, Vancouver, 12 novembre 2000).
Presso le stesse scuole residenziali una tortura ordinaria e
ricorrente erano gli interventi sui denti dei bambini senza l’utilizzo
di qualsiasi forma di anestesia o di analgesici. Due diverse vittime
di queste torture presso la scuola di Alberni descrivono di esservi
state sottoposte da differenti dentisti a distanza di decenni.
Harriett Nahanee fu brutalizzata in quel modo nel 1946, mentre Dennis
Tallio fu “sottoposto all’opera di un vecchio infermo che non mi
somministrò mai degli analgesici” in quella stessa scuola nel 1965.
I sopravvissuti algi esperimenti del Dr, Josef Mengele ritengono che
costui li abbia elaborati alla Cornell University di New York, i
Bristol Labs di Syracuse, New York, e Upjohn Corporation e laboratori
Bayer dell’Ontario. Mengele ed i suoi ricercatori canadesi, come il
famigerato psichiatra di Montreal Ewen Cameron, utilizzavano
prigionieri, malati mentali e bambini indigeni provenienti dalle
riserve e dalle scuole residenziali nella loro attività volte a
cancellare e rimodellare la memoria, e la personalità umana, usando
farmaci, scosse elettriche e metodi per indurre traumi identici a
quelli impiegati per anni nelle scuole residenziali.
Ex dipendenti del governo federale hanno confermato che l’uso dei
“reclusi” delle scuole residenziali per esperimenti medici governativi
era autorizzato tramite un accordo congiunto con le chiese che
gestivano le scuole stesse.
Secondo un ex funzionari degli Affari Indiani: Una sorta di accordo
sulla parola fu in vigore per molti anni: le chiese ci fornivano i
bambini dalle scuole residenziali e noi incaricavamo l’RCMP di
consegnarli a chiunque avesse bisogno di un’infornata di soggetti da
esperimento: in genere medici, a volte elementi del Dipartimento della
Difesa. I cattolici lo fecero ad alto livello nel Quebec, quando
trasferirono in larga scala ragazzi dagli orfanotrofi ai manicomi. Lo
scopo era il medesimo: sperimentazione. A quei tempi i settori
militari e dell’intelligence davano molte sovvenzioni: tutto quello
che si doveva fare era fornire i soggetti. I funzionari ecclesiastici
erano più che contenti di soddisfare quelle richieste. Non erano solo
i presidi delle scuole residenziali a prendere tangenti da questo
traffico: tutti ne approfittavano, e questo è il motivo per cui la
cosa è andata avanti così a lungo; essa coinvolge proprio una sacco di
papaveri alti. ( Dai fascicoli riservati del tribunale dell’IHRAAM,
contenenti le dichiarazioni di fonti confidenziali, 12-14 giugno 1998)
Gli esperimenti in questione e la cruda brutalità delle sevizie
inflitte ai bambini nelle scuole attesta la considerazione che le
istituzioni avevano degli indigeni in quanto esseri “sacrificabili” e
“malati”. Decine e decine di sopravvissuti provenienti da dieci
diverse scuole residenziali della British Columbia e dell’Ontario
hanno descritto sotto giuramento le seguenti torture, inflitte fra il
1922 ed il 1984, a loro stessi e ad altri bambini, alcuni di solo
cinque anni di età.:
· Stringere fili e lenze da pesca attorno al pene del bambini;
· Inserire aghi nelle loro mani, guance, lingue, orecchie e pene;
· Tenerli sospesi sopra tombe aperte minacciando di seppellirli vivi;
· Costringerli a mangiare cibo pieni di vermi o rigurgitato;
· Dire loro che i erano morti e che stavano per essere uccisi;
· Denudarli di fronte alla scolaresca riunita e umiliarli verbalmente
e sessualmente;
· Costringerli a stare eretti per oltre 12 ore di seguito sino a
quando non crollavano;
· Immergerli nell’acqua ghiacciata;
· Costringerli a dormire all’aperto durante l’inverno;
· Strappare loro i capelli dalla testa;
· Sbattere ripetutamente le loro teste contro superfici muratura o in
legno;
· Colpirli quotidianamente senza preavviso tramite fruste,
bastoni,finimenti da cavallo, cinghie metalliche decorate, stecche da
biliardo e tubi di ferro;
· Estrarre loro i denti d’oro senza analgesici;
· Rinchiuderli per giorni in stanzini non ventilati senza acqua né
cibo;
· Somministrare loro regolarmente scosse elettriche alla testa, ai
genitali e agli arti.

Forse il riassunto più chiaro della natura e degli scopi di tale
sadismo è costituito dalle parole di Bill Steward di Nanaimo,
sopravvissuto alla scuola Kuper Island: Era la gente della chiesa ad
adorare il diavolo, non noi. Volevano l’oro, il carbone, la terra che
abitavamo, così ci terrorizzavano affinché consegnassimo tutto a loro.
Come fa un uomo che all’età di sette anni veniva violentato
quotidianamente a combinare qualcosa nella vita? Le scuole
residenziali furono istituite per distruggere le nostre vite, e
riuscirono nell’intento. I bianchi erano dei terroristi, puri e
semplici. (Testimonianza di Bill Steward resa a Kevin Annett e ad
osservatori della IHRAAM, Duncan, BC, 13 agosto 1998)






Inquisizione:metodi di tortura.




L'Inquisizione nacque nel XII secolo come Istituzione della Chiesa Cattolica, la quale creò un tribunale ecclesiastico adibito ai processi contro catari e valdesi. Con il passare del tempo, il suo compito si specificò sempre di più nelricercare e giudicare tutti gli eretici. Il criterio con cui si attribuiva a una persona il reato di eresia era alquanto discutibile e molto spesso i capi d'accusa erano del tutto privi di fondamento, tuttavia gli accusati arrivavano ad attribuirsi i più fantasiosi reati pur di porre fine alle atroci torture cui erano sottoposti.


L'esecuzione non era possibile senza una confessione, che non poteva certo essere estorta con le buone maniere. Si ricordano 3 Inquisizioni: quella medievale, quella spagnola e quella romana. Sebbene si collochino in luoghi ed epoche differenti, i loro metodi di procedura furono essenzialmente gli stessi.


Vennero impiegati antichi sistemi di tortura e ne furono inventati di nuovi, grazie anche al contributo di presunti esperti di stregoneria e demonologia. Essi erano convinti che il diavolo lasciasse un "marchio" sulla pelle del suo servo: segno invisibile, ma che rendeva insensibile la pelle in quel punto. Per questo le carni degli accusati venivano penetrate da lunghi spilloni fino a identificare il punto in cui il "servo di Satana" non provava dolore ovvero non urlava (magari perchè sfinito dalla tortura). Questa era considerata una prova sufficiente. I supplizi più usati furono i seguenti:




ANNODAMENTO: era una tortura specifica per le donne. Si attorcigliavano strettamente i capelli delle streghe a un bastone. Robusti uomini ruotavano l'attrezzo in modo veloce, provocando un enorme dolore e in alcuni casi arrivando a togliere lo scalpo e lasciando il cranio scoperto. Questa tortura fu usata in Germania anche contro gli zingari (1740-1750) e in Russia nel corso della Rivoluzione Bolscevica nel 1917-1918;


CREMAGLIERA: era un modo semplice e popolare per estorcere confessioni. La vittima veniva legata su una tavola, caviglie e polsi. Rulli erano passati sopra la tavola (e in modo preciso sul corpo) fino a slogare tutte le articolazioni;


CULLA DELLA STREGA: questa era una tortura a cui venivano sottoposte solamente le streghe. La strega veniva chiusa in un sacco poi legato a un ramo e veniva fatta continuamente oscillare. Apparentemente non sembra una tortura ma il dondolio causava profondo disorientamento e aiutava a indurre a confessare. Vari soggetti hanno anche sofferto durante questa tortura di profonde allucinazioni;


CULLA DI GIUDA O TRIANGOLO: l'accusato veniva spogliato e issato su un palo alla cui estremità era fissato un grosso oggetto piramidale di ferro. Alla fine alla vittima venivano fissati dei pesi alle mani e ai piedi;


DISSANGUAMENTO: era una credenza comune che il potere di una strega potesse essere annullato dal dissanguamento o dalla purificazione, tramite fuoco, del suo sangue. Le streghe condannate erano "segnate sopra il soffio" (sfregiate sopra il naso e la bocca) e lasciate a dissanguare fino alla morte;


FANCIULLA DI FERRO O VERGINE DI NORIMBERGA: era una specie di contenitore di metallo con sembianze umane (di fanciulla appunto) con porte pieghevoli. Nella parte interna delle porte, erano inserite delle lame metalliche. I prigionieri venivano chiusi dentro in modo che il loro corpo fosse esposto a queste punte in tutta la sua lunghezza, ma senza ledere in modo mortale gli organi vitali. La morte sopraggiungeva lentamente fra atroci dolori;



FORNO: questa barbara sentenza era eseguita in Nord Europa e assomiglia ai forni crematori dei nazisti. La differenza era che nei campi di concentramento le vittime erano uccise prima di essere cremate. Nel XVII secolo più di duemila fra ragazze e donne subirono questa pena nel giro di nove anni. Questo conteggio include anche 2 bambini;



GARROTA: non è altro che un palo con un anello in ferro collegato alla vittima, seduta o in piedi; le veniva fissato e andava stretto poi per mezzo di viti o di una fune. Spesso si rompevano le ossa della colonna vertebrale;

IMMERSIONE DELLO SGABELLO: questa punizione era usata più spesso sulle donne. La vittima veniva legata a un sedile che impediva ogni movimento delle braccia. Questo sedile veniva poi immerso in uno stagno o in un luogo paludoso. Varie donne anziane che subirono questa tortura morirono per lo shock provocato dall'acqua gelida. L'immersione dello sgabello era usata per le streghe in America e in Gran Bretagna nonché come punizione per crimini minori, prostituzione e ai danni dei recidivi;



IMPALAMENTO: è una delle più antiche forme di tortura. Veniva attuata per mezzo di un palo aguzzo inserito nel retto della persona, forzato a passare lungo il corpo per fuoriuscire dalla testa o dalla gola. Il palo era poi invertito e piantato nel terreno, così, queste miserabili vittime, quando non avevano la fortuna di morire subito, soffrivano per alcuni giorni prima di spirare. Tutto ciò veniva fatto ed esposto pubblicamente;

MASTECTOMIA: alcune torture erano elaborate non solo per infliggere dolore fisico, ma anche per sconvolgere la mente delle vittime. La mastectomia era una di queste. La carne delle donne era lacerata per mezzo di tenaglie, a volte arroventate. Uno dei più orribili casi noti in cui fu usata questa tortura era quello di Anna Pappenheimer. Dopo essere già stata torturata con lo "strappado", fu spogliata, i suoi seni furono strappati e, davanti ai suoi occhi, furono spinti a forza nelle bocche dei suoi figli adulti. Questa vergogna era più di una tortura fisica; l'esecuzione faceva una parodia sul ruolo di madre e nutrice della donna, imponendole un'estrema umiliazione;


ORDALIA DELL'ACQUA: in questo tipo d'ordalia, l'acqua simboleggia il diluvio dell'Antico Testamento. Come il diluvio spazzò via i peccati così l'acqua "pulirà" l'anima della persona. Dopo 3 giorni di penitenze, l'accusato doveva immergere le mani in acqua bollente, a volte fino ai polsi, in altri casi fino ai gomiti. Si aspettavano poi 3 giorni per valutare le sue colpe.
Veniva messa in pratica anche un'ordalia dell'acqua fredda. Alla persona imputata venivano legate le mani e i piedi con una fune, in modo tale che la posizione non fosse certo propizia per rimanere a galla dopodiché veniva immersa in acqua: se galleggiava, era sicuramente colpevole, in quanto l'acqua "rifiutava" una creatura demoniaca; se andava a fondo, era innocente, ma difficilmente sarebbe stata salvata in tempo;



ACQUA INGURGITATA: l'accusato, incatenato mani e piedi ad anelli infissi nel muro e posato su un cavalletto, è costretto a ingurgitare più di NOVE litri d'acqua, e ancora altrettanti se il primo tentativo non risulta convincente, per un totale di DICIOTTO litri.


ORDALIA DEL FUOCO: prima di iniziare l'ordalia del fuoco, tutte le persone coinvolte dovevano prendere parte a un rito religioso. Questo rito poteva durare fino a 3 giorni nel corso dei quali gli accusati dovevano partecipare a preghiere, digiuni, sottostare ad esorcismi, ricevere vari tipi di benedizioni e prendere i sacramenti; dopodiché aveva inizio l'ordalia che poteva avvenire in diverso modo. Uno di questi consisteva nel trasportare per una certa distanza un pezzo di ferro incandescente, di peso variabile tra mezzo chilo e un chilo e mezzo.
Un altro tipo di ordalia del fuoco consisteva nel camminare a piedi nudi sopra carboni ardenti, a volte con gli occhi bendati. Dopo la prova, le ferite venivano coperte e, allo scadere di 3 giorni una giuria controllava lo stato delle ustioni. Se le ferite non erano rimarginate l'accusato era colpevole, altrimenti era considerato innocente;



PERA: era un terribile strumento che veniva impiegato il più delle volte per via orale. La pera era usata anche nel retto e nella vagina. Questo strumento era aperto con un giro di vite da un minimo a un massimo dei suoi segmenti. L'interno della cavità ne risultava orrendamente mutilato, spesso mortalmente. I rebbi costruiti alla fine dei segmenti servivano per aumentare il danno fisico. Questa era una pena riservata alle donne accusate di avere avuto rapporti sessuali col Maligno;

PRESSA: anche conosciuta come pena forte et dura, era una sentenza di morte. Adottata come misura giudiziaria durante il XIV secolo, raggiunse il suo apice durante il regno di Enrico IV. In Bretagna venne abolita nel 1772;

PULIZIA DELL'ANIMA: era opinione diffusa in molte zone che l'anima di una strega o di un eretico fosse corrotta, sporca e covo di quanto di contrario ci fosse al mondo. Per pulirla prima del giudizio, qualche volta le vittime erano forzate a ingerire acqua calda, carbone, perfino sapone. La famosa frase "sciacquare la bocca con il sapone", che si usa oggi, risale proprio a questa tortura;




ROGO: una delle forme più antiche di punizione delle streghe era la morte per mezzo di roghi, un destino riservato anche agli eretici. Il rogo spesso era una grande manifestazione pubblica. L'esecuzione avveniva solitamente dopo breve tempo dall'emissione della sentenza. In Scozia, il rogo di una strega era preceduto da giorni di digiuno e di solenni prediche. La strega veniva strangolata, avendo cura di farla rimanere in uno stato di stordimento; il suo corpo, a volte, era immerso in un barile di catrame prima di venire legato a un palo e messo a fuoco. Se poi, per qualche fortuita coincidenza la strega fosse riuscita a liberarsi dal palo e ad uscire dalle fiamme, la gente la respingeva dentro;



RUOTA: in Francia e in Germania la ruota era popolare come pena capitale. Era simile alla crocifissione. Alle vittime venivano spezzati gli arti e il corpo veniva sistemato tra i raggi della ruota che veniva poi fissata su un palo. L'agonia era lunghissima e poteva anche durare dei giorni;



SEDIA INQUISITORIA: era una sedia provvista di punte e aculei alla quale il condannato era legato mediante strette fasciature. Il fondo poteva essere arroventato per produrre gravi ustioni;

SEGA: terribile metodo di esecuzione applicato, nella maggior parte delle volte, agli omosessuali. Il condannato veniva appeso a testa in giù con le gambe divaricate e con una sega veniva tagliato in 2 verticalmente. Veniva tenuto a testa in giù affinché il dissanguamento fosse più lento e perchè il maggior afflusso di sangue al cervello acuisse la sensibilità al dolore. Pare anche che la vittima restasse cosciente finchè la sega arrivava al cranio;

SQUASSAMENTO: era una forma di tortura usata insieme alla "strappata". L'accusato qui veniva sempre issato sulla carrucola, ma con dei pesi legati al suo corpo che andavano dai 25 ai 250 chili. Le conseguenze erano gravissime;

STIVALETTO SPAGNOLO: le gambe venivano legate insieme in una sorta di stivale di ferro, che il boia stringeva fino allo spappolamento delle ossa;

STRAPPATA: l'accusato veniva legato a una fune e issato su una sorta di carrucola. L'esecutore faceva il resto tirando e lasciando di colpo la corda e slogando, così, le articolazioni;

TORTURA DELL'ACQUA: veniva inflitta frequentemente a personaggi compromettenti, dal momento che i suoi risultati non erano visibili esteriormente. Veniva fatta ingurgitare all'accusato una quantità spropositata d'acqua, finché il suo ventre non raggiungeva dimensioni abnormi, quindi veniva messo a testa in giù perchè la massa d'acqua pesasse sul diaframma e sui polmoni. Oltre al fortissimo dolore, ciò provocava gravi strappi e lesioni agli organi interni;

TORTURA DELL'ANIMALE: un insetto, per lo più un tafano, a volte anche una o più api, veniva messo nell'ombelico dell'imputato, chiuso da un bicchiere di vetro. Alternativamente si poteva inserire la testa del malcapitato in un sacco pieno di bestie inferocite, spesso gatti;

IL TOPO: Tortura applicata a streghe ed eretici. Un topo vivo veniva inserito nella vagina o nell'ano con la testa rivolta verso gli organi interni della vittima e spesso, l'apertura veniva cucita. La bestiola, cercando affannosamente una via d'uscita, graffiava e rodeva le carni e gli organi dei suppliziati. Chissà come i disgraziati riuscissero a sopportare il terrore provocato alla sola vista del topo che da li a poco sarebbe entrato nel suo corpo;

TURCAS: questo mezzo era usato per lacerare e strappare le unghie. Nel 1590-1591 John Fian è stato sottoposto a questa e altre torture in Scozia. Dopo che le sue unghie vennero strappate, degli aghi furono inseriti nelle sue estremità;

VEGLIA: consisteva nel privare del sonno gli accusati. Matthew Hopkins la usava in Essex. La vittima, legata, era costretta a immersioni nei fossati anche per tutta la notte per evitare che si addormentasse.




Vaticano,"nessun diritto".




Lo Stato della Città del Vaticano ,oltre a non far parte dell'Europa,in qualità di stato si è rifiutato di sottoscrivere : la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità ,i Protocolli internazionali di cooperazione giudiziaria,la Convenzioneper la mutua assistenza amministrativa in materia fiscale, non accetta la Corte internazionale di Giustizia e si è rifiutato di sottoscrivere il protocollo di Kyoto sul clima. Che dire, uno stato che non riconosce alcuna regola del vivere civile ed in cui vige la regola fondamentale di una impunità per i reati commessi.

MALLEUS MALEFICARUM PARTE I - Questione I,II,III,IV




Il Malleus Maleficarum (Martello delle Streghe) è il più famoso e famigerato manuale dell'inquisitore.
Redatto nel 1486 dagli inquisitori domenicani tedeschi Jacob Sprenger e Heinrich Kramer, l'opera espone le basi teoriche su cui si fondava la caccia alle streghe e le indicazioni pratiche che l'indagatore ecclesiastico avrebbe dovuto seguire per smascherare streghe ed eretici.
Molte delle credenze e delle superstizioni tuttora in auge (es.il Malocchio) non solo trovano nel Malleus "alimento e rifugio", ma vengono addirittura inserite a pieno titolo nel sistema dogmatico della chiesa cattolica.
L'obiettivo è dimostrare la realtà delle operazioni stregoniche, fornendo le conoscenze adeguate a reprimerne gli autori.
Il libro è diviso in tre parti. Ciascuna parte è al suo interno ripartita in questioni o domande, secondo lo schema del pro e contro.
Ciascuna questione risponde ad un quesito sulla materia.
Si procede anzitutto all'esposizione delle tesi che si intende confutare e di quella avversa.
Dopo tale esposizione gli autori manifestano la propria opinione, che ovviamente è l'unica legittima da un punto di vista dottrinale.



MALLEUS MALEFICARUM


PARTE I - Questione 1


Se credere nell'esistenza delle streghe è parte così essenziale della fede cattolica che l'ostinazione a sostenere il contrario sappia manifestamente di eresia.

Se il credere che esistano le streghe è una parte così fondamentala della fede cattolica che ostinarsi a mantenere il parere contrario sia indice di manifesta eresia.
Si sostiene che l'esistenza delle streghe non sia una dottrina cattolica: si veda il capitolo 26, domanda 5, dell'opera di Episcopus.
Si argomenta come segue: chiunque creda che una qualsiasi creatura possa essere cambiata in meglio o in peggio, o trasformata in un' altra specie o aspetto esteriore, se non dal Creatore di tutte le cose, è peggiore di un pagano o di un eretico.
Perciò ritenere che le streghe possano fare tutto ciò non è cattolico, ma chiaramente ereticale.
Inoltre, nessuna operazione di stregoneria ha un effetto permanente tra noi. Ed eccone la prova: se così fosse, ciò sarebbe effetto dell' opera dei demoni. Ma sostenere che i diavoli hanno il potere di modificare i corpi umani o di fare loro del male permanente, non sembra in accordo con l'insegnamento della Chiesa. In questo modo essi potrebbero distruggere il mondo intero e portarlo alla più totale confusione.

Inoltre, ogni alterazione che si verifica in un corpo umano - per esempio, uno stato di salute o di malattia - può essere ricondotta a cause naturali, come Aristotele ha mostrato nel suo libro 7 della Fisica. La più importante di queste cause è l'influsso delle stelle. Ma i diavoli non possono interferire con le stelle. Questa è l'opinione di Dionigi nella sua epistola a S.Policarpo. Questo è consentito solo a Dio. Pertanto è evidente i demoni non possono realmente effettuare alcuna trasformazione permanente nel corpo umano, vale a dire, nessuna vera metamorfosi. E così si deve attribuire la comparsa di queste trasformazioni a qualche causa oscura e occulta.

E ancora: la potenza di Dio è più forte di quella del diavolo, così le opere divine sono più reali delle operazioni demoniache. Dunque, così come è illecito ritenere che le arti malvagie del diavolo possono superare l'opera di Dio, così è illecito credere che le opere più nobili della creazione, vale a dire, l'uomo e la bestia, possano essere danneggiate o fuorviate dal potere del diavolo.

Inoltre, ciò che è a sua volta sotto l'influenza di un oggetto materiale non può avere potere su oggetti corporei. Ma i diavoli sono sottomessi a certe influenze delle stelle, tanto è vero che i maghi osservano il corso di alcune stelle al fine di evocare i diavoli. Se tanto è essi non hanno il potere di effettuare qualsiasi cambiamento in un oggetto corporeo e ne consegue che le streghe hanno un potere ancora minore di quello posseduto dai demoni.
Inoltre i diavoli non hanno alcun effettivo potere all'infuori di una certa arte sottile. Ma un' arte non può produrre in modo permanente una vera forma. (E un autore dice: Scrittori di alchimia sanno che non c'è speranza di una trasmutazione reale). Pertanto i diavoli da parte loro, anche facendo uso del massimo della loro arte, non possono causare alcuna guarigione o malattia permanente. E dunque se questi stati esistono, è in verità dovuto a qualche altra causa sconosciuta che non ha nulla a che fare con le operazioni dei diavoli o delle streghe.

Ma in un passo delle Decretali (33), si trova il contrario. "Se per stregoneria o qualsiasi arte magica consentiti dalla segreto, ma giustissima volontà di Dio, e aiutati dal potere del diavolo, ecc. . . . ".
Il riferimento è qui a qualsiasi atto di stregoneria, che possa ostacolare la consumazione del matrimonio. Affinché questo impedimento abbia effetto - sostengono le Decretali - possono concorrere tre cose, vale a dire, la stregoneria, il diavolo, e il permesso di Dio.
E ancora.
Il più forte può influenzare ciò che è meno forte. Ma il potere del diavolo è più forte di ogni potere umano (Giobbe XLI). Non vi è alcun potere sulla terra, che possa essere paragonato al suo, che è stato creato in modo che egli non teme nessuno.

Risposta.

Qui ci sono tre errori ereticali che devono essere esaminati e quando essi saranno stati confutati la verità sarà evidente. Alcuni scrittori, asserendo di basare la loro opinione sulle parole di S. Tommaso (IV, 24) quando egli tratta degli ostacoli determinati da incantesimi magici, hanno cercato di sostenere la non esistenza della magia.
Questa avrebbe carattere immaginario ed esisterebbe solo nella fantasia dell' uomo che attribuisce alla stregoneria ed agli incantesimi quegli effetti naturali, le cui cause non sono note.
Ci sono altri che non negano l'esistenza delle streghe, ma dichiarano che l'influsso delle operazioni magiche è puramente immaginario.
Una terza classe di scrittori sostiene anch'essa che gli effetti attribuiti ad incantesimi sono del tutto illusori e fantasiosi, pur non eslcudendo che il diavolo possa davvero prestare talvolta il suo aiuto ad alcune streghe.

Gli errori sostenuti da ciascuna di queste persone possono essere esposti e quindi confutati.
In primissimo luogo il loro carttere eretico è stato chiaramente dimostrato da molti scrittori ortodossi, e specialmente da S. Tommaso, il quale stabilisce che un simile parere è del tutto in contrasto con l'autorità dei santi.
Perché l'autorità delle Sacre Scritture dice che i diavoli hanno potere sui corpi e sulle menti degli uomini, quando Dio permette loro di esercitare questo potere.
Pertanto errano coloro che negano l'esistenza della stregoneria, affermandone la natura puramente immaginaria, ovvero credono che i diavoli esistono soltanto nella fantasia del volgo ignorante e che erroneamente gli uomini attribuiscano gli incidenti che accadono loro a qualche supposto diavolo, argomentando che la fantasia di certi uomini è così viva che pensano di vedere figure reali e sembianze che in realtà non sono altro che il riflesso dei loro pensieri e sono così tratti in inganno da queste false rappresentazioni da ritenere che esse siano le apparizioni di spiriti malvagi o anche gli spettri delle streghe.
Queste affermazoni sono in contrasto con la vera fede, che ci insegna che alcuni angeli caddero dal cielo e sono ora diavoli, e siamo costretti a riconoscere che per loro stessa natura possono fare molte cose portentose a noi non possibili. Orbene coloro che cercano di indurre gli altri a porre in essere questi malvagi portenti sono chiamati streghe. E perché l'infedeltà di una persona che è stata battezzata è chiamata tecnicamente eresia, ne deriva che queste persone sono chiaramente eretiche.

Per quanto riguarda coloro che sostengono gli altri due errori, quelli, cioè, che non negano che ci sono i demoni né che i demoni possiedano un potere naturale, ma che differiscono tra di loro sui possibili effetti della magia e le possibili operazioni delle streghe : una corrente di pensiero sostiene che una strega può veramente realizzare determinati effetti, ma questi effetti non sono reali bensì immaginari, l'altra scuola di pensiero non esclude che le persone colpite possano essere danneggiate dal demonio, ma afferma che le streghe si ingannano quando immaginano che questo danno è effetto delle loro arti.
Questo errore sembra essere basato su due passi dei canoni in cui sono condannate alcune donne che si illudevano o immaginavano di cavalcare nottetempo nei cieli al seguito di Diana o Erodiade.
Ciò si può leggere nel Canone.
Poiché queste cose capitano spesso per illusione e sono solo nella fantasia, ciò porta erroneamente a sostenere che tutti gli effetti della stregoneria sono mera illusione e fantasia.
In secondo luogo va esaminata l'affermazione secondo la quale colui che che crede e sostiene che una creatura può essere creata, cambiata in meglio o in peggio, o trasformata in qualche altro genere o sembianza da chiunque eccetto che da Dio, il Creatore di tutte le cose, è peggio di un pagano e di un infedele.
Perciò, a causa di queste parole "cambiata in peggio" dicono che un tale effetto, se frutto di stregoneria non può essere vero, ma deve essere puramente fantastico.
Ma in quanto questi errori sanno di eresia e contraddicono il significato evidente del Canone, noi per prima cosa dimostreremo le nostre tesi attraverso la legge divina, come anche il diritto ecclesiastico e civile.
Per iniziare, le espressioni del Canone devono essere trattate in dettaglio (anche se il senso del Canone sarà ancora più chiaramente spiegato nella domanda seguente).
La parola divina in molti luoghi comanda non solo di evitare ma addirittura di mettere a morte le streghe ed essa non infliggerebbe una pena così estrema se le streghe non facessero realmente e veramente un patto con i demoni allo scopo di causare ogni sorta di male.
Ed infatti la pena di morte non è inflitta ad eccezione di alcuni reati gravi e noti, ma la situazione è diversa con la morte dell'anima, che può essere causata dal potere di immaginaria illusione o anche dalla forza della tentazione.
Questa è l'opinione di S. Tommaso, quando discetta se sia male fare uso dell' aiuto dei diavoli (II, 7).
Nel capitolo 18 del Deuteronomio è ordinato che tutti i maghi e incantatori devono essere distrutti.
Anche il capitolo 19 del Levitico dice:" L'anima che frequenta maghi e indovini per fornicare con loro, io porrò la mia faccia contro di essa e la annienterò di mezzo al mio popolo".
E ancora, 20: "Un uomo, o una donna, nel quale vi è uno spirito di pitone o sia dedito alla necromanzia, sia fatta morire: essi saranno lapidati". Tali persone si dice che sono i pitoni attraverso cui il diavolo opera fatti straordinari.

Inoltre, deve essere tenuto presente, che a causa di questo peccato Ochozìa si ammalò e morì (IV. I. re Saul, I Paralipomenon, 10). Abbiamo, inoltre, gli autorevoli pareri dei Padri che hanno commentato le Scritture e che hanno trattato a lungo il potere dei demoni e delle arti magiche.
Gli scritti di molti dottori della Chiesa possono essere consultati nella seconda parte del Libro delle Sentenze e si troverà che sono tutti d'accordo sull'esistenza di maghi e stregoni che, attraverso il potere loro conferito dal demonio, sono in grado di produrre reali e straordinari effetti e che questi effetti non sono immaginari e che Dio permette che ciò accada.
Non voglio parlare di quei molti altri luoghi della sua opera in cui S. Tommaso in grande dettaglio discute operazioni di questo tipo. Come, ad esempio, nella sua Summa Contra Gentiles, (Libro 3, c. 1 e 2, in parte, questione 114, argomento 4).
E nel capitolo secondo del secondo libro, domande 92 e 94.
Si possono inoltre consultare i commentatori e gli esegeti che hanno scritto sui saggi ed i maghi di Faraone (VII Esodo).
Si può inoltre consultare quello che scrive S. Agostino nella Città di Dio, Libro 18, c. 17.
Si veda in aggiunta il suo secondo libro sulla Dottrina cristiana.
Molti altri dottori avanzano la stessa opinione e sarebbe il colmo della follia per un uomo di contraddire tutte queste autorità ed egli non potrebbe che considerarsi colpevole di eresia.
Non a caso un uomo che erra gravemente in una esposizione della Sacra Scrittura è giustamente considerato eretico.
E chi opina diversamente su questi aspetti inerenti alla fede che la Santa Romana Chiesa propugna è un eretico.
Vi è la Fede.



PARTE I-Questione 2

Se è in coerenza con la fede cattolica sostenere che, al fine di produrre qualche effetto magico, il Diavolo deve strettamente collaborare con la strega, o se l'uno senza l'altro, vale a dire, il diavolo, senza la Strega o, al contrario, potrebbe produrre un tale effetto.


Se è in coerenza con la fede cattolica sostenere che, al fine di produrre qualche effetto magico, il Diavolo deve strettamente collaborare con la strega o se l'uno senza l'altro, vale a dire, il diavolo, senza la Strega o, al contrario, potrebbe produrre un tale effetto.

E il primo argomento è questo: che il diavolo può realizzare magie senza la cooperazione di stregoni.
Così sostiene S. Agostino.
Tutte le cose visibili e tangibili che accadono possono (si crede) essere l'opera dei poteri inferiori dell'aria.
Ed appunto i mali del corpo e disturbi non sono certo invisibili, anzi, sono evidenti per i sensi, perciò possono essere causati dai diavoli.
Inoltre si apprende dalle Sacre Scritture delle catastrofi che si abbatterono su Giobbe, come il fuoco che cadde dal cielo e divorò le pecore ed i servi ed il vento violento che fece crollare la casa in modo che cadde sui suoi bambini e uccidendoli tutti.
Il diavolo, senza la cooperazione di streghe, sia pure col permesso di Dio, da solo è stato in grado di realizzare tutti questi disastri.
Perciò egli può certamente fare molte cose che sono spesso attribuite all'agire delle streghe.
E questo è evidente dal racconto dei sette mariti della giovane Sara, tutti uccisi da un diavolo.
Inoltre, qualunque cosa una potenza superiore può fare, è in grado di farla senza dipendere da un potere superiore ad essa, così come un potere superiore può compiere cose ancora più rilevanti senza fare riferimento ad una potenza inferiore.
Ma una potenza inferiore può provocare grandinate e portare a malattie senza l'aiuto di un potere più grande di se stesso.
Ed invero il Beato Alberto Magno nella sua opera De passionibus aeris dice che la salvia marcia, se utilizzata come egli stesso spiega e gettata in acqua corrente non mancherà di suscitare le più terribili tempeste.

Inoltre, si può dire che il diavolo fa uso di una strega non perché ne abbia effettivamente bisogno, ma perché vuole ottenere la perdizione dell'anima della strega.
Sul punto si può fare riferimento a quanto dice Aristotele nel libro III della sua Etica.
Il male è un atto volontario, il che è provato dal fatto che nessuno esegue un'azione ingiusta facendo del male meramente fine a se stesso. Un uomo che commette, ad esempio, uno stupro lo fa per il piacere.
Eppure la legge punisce coloro che hanno fatto del male, come se avessero agito al solo scopo di fare del male. Pertanto, se il diavolo agisce per mezzo di una strega egli sta semplicemente utilizzando uno strumento e dal momento che uno strumento dipende dalla volontà della persona che lo impiega e non agisce di sua spontanea volontà, la colpa dell'azione non dovrebbe essere imputata alla strega che, di conseguenza, non dovrebbe essere punita.
Ma un parere contrario sostiene che il diavolo non può da solo fare del male al genere umano così facilmente e prontamente come lo può fare attraverso le streghe.
In primo luogo si può considerare l'atto della generazione.
Ma per ogni atto che ha un effetto su un altro occorre venga stabilito una sorta di contatto. Ma poiché il diavolo, che è uno spirito, non può avere alcun tipo di contatto reale con un corpo umano, poiché non vi è nulla di comune tra di loro, egli si serve di alcuni intermediari umani e a questi si conferisce il potere di far male ai corpi.
E molti sostengono che ciò sia dimostrato nel capitolo 3 della Lettera di San Paolo ai Galati: O Galati insensati, che vi ha stregato al punto di farvi credere che non si deve obbedire alla verità?
E la glossa su questo passaggio si riferisce a coloro che hanno occhi malevoli ed infuocati che con un semplice sguardo possono danneggiare gli altri, soprattutto bambini.

Avicenna afferma questo (Naturalismo, Libro II 3, ultimo capitolo) dicendo: "Molto spesso l'anima può avere sul corpo altrui lo stesso potere che ha sul proprio corpo, come nel caso di chi attraverso l'influsso degli occhi attira ed affascina un altro con lo sguardo.
E lo stesso parere è sostenuto da Al-Gazali nei libri 5 ° e 10 ° della sua Fisica.
Avicenna suggerisce inoltre, anche se non ritiene assolutamente sicura questa opinione, che il potere dell'immaginazione può effettivamente trasformare i corpi estranei o dare l'impressione che essi si trasformano, nei casi in cui il potere dell'immaginazione è troppo sfrenata.
Riteniamo quindi che il potere dell'immaginazione non vada considerato come distinto da tutti gli altri poteri sensibili dell'uomo, poiché in un certo qual modo esso li include tutti.
E questo è vero perché il potere del pensiero può influire sul corpo di chi lo esercita, come, per esempio, quando un uomo è in grado di camminare lungo una stretta trave, distesa in mezzo a una strada. Ma tuttavia se questa trave venisse sospesa su acque profonde egli non avrebbe più il coraggio di camminarci sopra, perché la sua immaginazione imprimerebbe più fortemente nella sua mente l'idea di cadere, e quindi il suo corpo e la forza delle sue membra non obbedirebbero alla sua immaginazione che gli imponesse di camminare scioltamente e senza esitazione.
Questo cambiamento può essere paragonato all'influenza esercitata dagli occhi di una persona .
Attraverso tale influsso si può agire concretamenta a livello mentale, pur in assenza di qualsivoglia trasformazione reale e corporale.
Inoltre, se si dubita che un tale cambiamento può essere causato da un organismo vivente influendo attraverso la mente su qualche altro organismo vivente, si può rispondere così.
I corpi degli uccisi perdono sangue dalle loro ferite se posti alla presenza del loro assassino.
Quindi anche senza alcun potere mentale gli organismi sono in grado di produrre effetti meravigliosi.
E così un vivo se passa vicino al cadavere di un uomo ucciso, anche se non è a conoscenza della presenza del corpo morto, è spesso preso da paura.
Ancora.
Ci sono alcune cose in natura che sono dotate di poteri occulti la cui ragione l'uomo ignora: un esempio è la calamita che attira l'acciaio e molte altre cose del genere, che S. Agostino cita nel libro 20 della Città di Dio.

E così le donne, al fine di apportare cambiamenti negli altrui corpi a volte fanno uso di oggetti e sostanze che superano le nostre conoscenze, ma questo senza alcun aiuto diabolico.
E perché questi rimedi sono misteriosi non dobbiamo quindi attribuire la loro efficacia al potere del diavolo od ai malefici operati dalle streghe.
Inoltre, le streghe utilizzano alcune strane immagini ed amuleti, che sono solite deporre sotto gli architravi delle porte delle case, o nei prati, dove pascola il bestiame o anche dove gli uomini si riuniscono e così lanciare incantesimi sulle loro vittime, spesso portandole alla morte.
E dato che tali straordinari effetti possono derivare dall'uso di queste immagini sembra che la loro influenza sia paragonabile a quella degli astri sui corpi umani.
E non solo i corpi naturali sono influenzati dai corpi celesti ma anche i corpi artificiali.
E siccome i corpi naturali possono trarre addirittura beneficio da alcuni influenze dall'origine segreta, ma buona, anche gli organi artificiali possono ricevere una tale positiva influenza.
Quindi è chiaro che coloro che compiono opere di guarigione possono anche operare per mezzo di tali influenze positive, senza che ciò abbia nulla a che vedere col potere diabolico.
Inoltre sembra che gli eventi più straordinari e miracolosi siano quelli causati dall'opera della natura stessa, che è in grado di realizzare cose meravigliose e terribili.
E' quanto evidenzia S. Gregorio nel suo secondo dialogo.
E ancora.
I santi compiono miracoli, a volte per mezzo della preghiera a volte direttamente.
Vi sono esempi di entrambi i casi nelle scritture: S. Pietro pregando risuscitò Tabitha, che era morta.
Uccise Anania e Saffira rinmproverandoli per le loro menzogne, senza far ricorso ad alcuna preghiera.
Quindi un uomo con il potere della sua mente può cambiare un corpo materiale in un altro o può farlo passare dalla salute alla malattia e viceversa.
Inoltre sebbene il corpo umano sia di natura più nobile rispetto a qualsiasi altro ente, a causa delle passioni esso è soggetto a cambiamenti e diventa caldo o freddo, come avviene con gli uomini adirati o in preda alla paura.
Un cambiamento addirittura maggiore avviene per quanto riguarda gli effetti della malattia e della morte, che per la loro potenza possono notevolmente cambiare un corpo materiale.

Ma alcune obiezioni devono essere accolte.

L'influsso della mente non può agire su una qualsiasi forma materiale tranne se non attraverso l'intervento di un intermediario, come abbiamo detto sopra.
E queste sono le parole di S. Agostino nel libro che abbiamo già citato: Non è da credersi che gli angeli caduti dal cielo debbano obbedire a qualsiasi cosa materiale, poiché essi debbono obbedire a Dio solo.
E tanto meno può un uomo col suo potere naturale produrre straordinari e malefici effetti.

La risposta deve essere data, poiché ci sono anche oggi molti di coloro che sbagliano radicalmente su questo punto, trovando giustificazioni alle streghe addossando tutta la colpa alle arti diaboliche o attribuendo i cambiamenti che esse operano a qualche alterazione naturale.
Questi errori possono essere facilmente confutati.

In primo luogo attraverso la descrizione delle streghe, che S. Isidoro dà nella sua opera Etymologiae (c. 9): Le streghe sono così chiamate a causa della nera oscurità della loro colpa, vale a dire, perché le loro azioni sono più malvagie di quelle di eventuali altri malfattori. Egli continua: esse scatenanano e perturbano gli elementi atmosferici con l'aiuto del diavolo, suscitando terribili grandinate e tempeste. Inoltre, egli afferma che esse pervertono la mente degli uomini, spingendoli alla follia, all'odio ed a passioni disordinate.
E ancora , egli continua, attraverso l'influsso dei loro terribili incantesimi, come una dose di veleno, possono distruggere la vita.
E le parole di S. Agostino, nel suo libro su La Città di Dio, cadono molto a punto, poiché ci dice che maghi e streghe esistono davvero.I Maghi, anche detti stregoni, sono così chiamati a causa della grandezza delle loro cattive azioni.
Sono quelli che con il permesso di Dio disturbano gli elementi atmosferici, deviano le menti degli uomini, in modo da far perdere loro la fede in Dio, e col terribile potere dei loro malefici uccidono gli esseri umani, senza ricorre al veleno od alla siccità.
Come Lucano dice: Una mente che non è stato danneggiata da una pozione nociva può soccombere all'azione dei malefici.
Poiché avendo invocato i diavoli in loro aiuto essi osano accumulare mali sugli uomini e perfino distruggere i loro nemici con i loro incantesimi. Ed è certo che in operazioni di questo tipo la strega lavori in stretta collaborazione con il diavolo.

In secondo luogo, le disgrazie sono di quattro tipi: benefiche, malefiche, operate dalla stregoneria e naturali.
Benefiche sono le disgrazie inflitte coll ministero degli angeli buoni, così come le disgrazie malefiche procedono dagli spiriti maligni.
Mosè colpì l'Egitto con dieci piaghe attraverso il ministero degli angeli buoni mentre i maghi di Farone erano solo in grado di eseguire tre di questi miracoli con l'aiuto del diavolo.
Allo stesso modo la pestilenza che cadde sulla gente per tre giorni a causa del peccato di David decimando il popolo e i 72.000 uomini dell'esercito di Sennacherib uccisi in una sola notte, sono stati miracoli operati dagli Angeli di Dio ossia da Angeli buoni e timorati del Signore che ne eseguivano i comandi.

Disgrazie distruttive, invece, sono quelli opera di angeli cattivi, per mano dei quali i figli di Israele nel deserto vennero spesso perseguitati.
E quei danni, che sono male allo stato puro, vengono cagionati dal diavolo per mezzo dei maghi e delle streghe.
Ci sono anche disgrazie naturali, che in un modo o nell'altro dipendono dalla congiunzione di corpi celesti, come ad esempio la carestia, la siccità le tempeste e simili effetti della natura.
È evidente che c'è una grande differenza tra tutte queste cause, circostanze e avvenimenti.

Ed invero Giobbe è stato afflitto dal demonio con una malattia dolorosa, ma questo non è servito allo scopo.

A questo punto qualcuno troppo intelligente o troppo curiososi potrebbe obiettare che Giobbe è stato perseguitato con questa malattia dal diavolo senza l'aiuto di stregoni o streghe.

Risponderemo che al tempo di Giobbe non esistevano maghi e streghe e tali abomini non erano ancora praticati.
Ma la Provvidenza di Dio ha voluto che tramite l'esempio di Giobbe gli uomini conoscessero il potere che il diavolo ha anche sui buoni, in modo che noi imparassimo a stare in guardia contro Satana e affinché con l'esempio di questo santo patriarca la gloria di Dio risplenda maggiormente, dal momento che nulla accade se non è Lui a volerlo.


MALLEUS MALEFICARUM
Parte I - Questione III

Se i bambini possono essere generate da incubi e succubi*.

(Nota del Traduttore: Nella demonologia Incubi sono i diavoli che, in un rapporto sessuale, svolgono funzioni maschili, Succubi quelli che svolgono funzioni femminili).

Ad una prima considerazione può sembrare non conforme alla fede cattolica sostenere che i bambini possono essere generati da diavoli, ossia da Incubi o da Succubi.

Infatti Dio stesso, prima che il peccato entrasse nel mondo, ha istituito la procreazione umana, avendo Egli creato la donna da una costola dell'uomo affinché gli fosse compagna.
E disse loro: Crescete e moltiplicatevi (Genesi II, 24).
Allo stesso modo dopo che il peccato era venuto al mondo, Dio disse a Noè: crescete e moltiplicatevi ( Genesi IX, 1).

Nel tempo della nuova legge, inoltre, Cristo ha confermato questa unione: Non avete letto, che chi ha creato gli esseri umani fin dal principio, li creò maschio e femmina? (S. Matteo XIX, 4).

Pertanto, gli uomini non possono essere generati in alcun modo diverso dall'unione tra uomo e donna.

Tuttavia si può sostenere che i diavoli possono prendere parte al concepimento ed alla generazione non come causa fondamentale ma come una causa secondaria e artificiale, interferendo nel normale accoppiamento, al fine di ottenere lo sperma umano da utilizzare.

Obiezione. Il diavolo sarebbe in grado di eseguire questo atto in ogni stato della vita, vale a dire, sia durante lo stato matrimoniale che al di fuori dello stato matrimoniale.
Ora non è possibile che possa eseguirlo nel primo stato, perché allora l'atto del diavolo sarebbe più potente dell'opera di Dio, che ha istituito e confermato questa santa istituzione come uno stato di continenza e di fedeltà.
Né può farlo in qualsiasi altro stato della vita: poiché non abbiamo mai letto nella Scrittura che ciò sia possibile.
Inoltre, generare un figlio è l'atto di un corpo vivente ed i diavoli non possono conferire la vita ai corpi che essi assumono.
Infatti la vita procede formalmente solo dall'anima e l'atto di generazione è proprio soltanto di organi fisici dotati di vita corporea.
Pertanto, i corpi che i demoni assumono non possono procreare.
Tuttavia può affermarsi che che i diavoli non assumono un corpo per conferirgli la vita, ma per conservare per mezzo di esso lo sperma umano e passarlo ad un altro corpo.

Tuttavia, per raccogliere lo sperma umano da una persona e trasferirlo ad un altra e necessario poter muovere i corpi da un posto all'altro.
Ma i diavoli non hanno il potere di muovere i corpi da luogo a luogo.
Si argomenta,infatti, che l'anima è una pura essenza spirituale e tale è anche il diavolo, che è uno spirito.
Ma l'anima non può spostare un corpo da un luogo all'altro, tranne quel corpo in cui alberga ed al quale dà la vita.
Ne deriva che i diavoli non possono spostare un corpo da un luogo all'altro, all'infuori di quello da essi animato.
e quindi neppure spostare lo sperma umano da un luogo all'altro, da un corpo all'altro.

Inoltre, ogni azione viene eseguita attraverso il contatto fisico e in particolare l'atto della generazione.
Ma non sembra possibile che vi possa essere alcun contatto tra il demonio ed i corpi umani, dal momento che tra esseri spirituali e corpo umano non vi è alcun effettivo punto di contatto.

Pertanto egli non può iniettare lo sperma in un corpo umano, poiché a tale scopo dovrebbe compere un'azione corporale, cosa che il diavolo non può fare.

Inoltre i diavoli non hanno alcun potere di spostare quei corpi che in un ordine naturale sono più vicini e simili a loro, come ad esempio, i corpi celesti e quindi a maggior ragione non hanno alcun potere di muovere queii corpi che sono più distanti e dissimili dalla loro natura.
Che i diavoli non hanno alcun potere di spostare i corpi celesti si dimostra così: la forza che muove e il movimento generato sono un'unica e sola cosa, come scrive Aristotele nella sua Fisica.
Ne conseguirebbe, pertanto, che i diavoli per poter muovere i corpi celesti dovrebbero avere identica natura celestiale con questi, il che è del tutto falso, sia a nostro parere che secondo il parere dei platonici.

Tuttavia S. Agostino (Sulla Trinità, III) dice che i diavoli raccolgono lo sperma umano, per mezzo del quale sono in grado di produrre effetti fisici. Ora atteso che questo non può essere fatto senza un movimento locale ne deriva i demoni sono in grado di trasferire lo sperma che essi hanno raccolto e di iniettarlo in altri corpi.

Inoltre come Walafrido Strabone dice nel suo commento su Esodo VII, II ("E Faraone chiamò i saggi e i maghi"):"i demoni si aggirano per la terra, raccogliendo ogni sorta di seme e sono in grado di utilizzarlo e trasmetterlo a diverse specie".

E ancora nella glossa a Genesi VI lo stesso autore fa due osservazioni sulle parole: "E i figli di Dio videro che le figlie degli uomini...."

Prima osservazione: per figli di Dio si intendono i figli di Seth e per figlie degli uomini le figlie di Caino.
Seconda osservazione: i giganti vennero generati non dall'uomo ma da alcuni angeli caduti che si accoppiarono con delle donne.

Ed invero la Bibbia dice che i Giganti erano sulla terra.

Risposta.

Per ragioni di brevità si omette di trattare molte cose concernenti il potere del demonio e delle sue opere nell'ambito della stregoneria.

Il lettore pio può accettare tutto come provato o se desidera approfondire può trovare ogni punto chiaramente spiegato nella seconda parte del Libro delle Sentenze.

E così vedrà che i diavoli eseguono tutte le loro opere in modo consapevole e volontario, poiché la natura intelligente che era stata loro conferita prima della caduta non è stata cambiata.

Vedi anche Dionigi nel suo quarto capitolo sull'argomento: "la loro natura (dei demoni) è rimasta intatta e molto splendida, sebbene non possano utilizzarla a scopi beneci".

E per quanto riguarda la loro intelligenza, troverà che (i demoni) eccellono in tre punti: nella comprensione, nella loro lunga esperienza e nel poter beneficiare delle rivelazioni destinate agli spiriti più alti.

Egli troverà descritto anche il modo in cui attraverso l'influsso delle stelle, i demoni apprendono le caratteristiche dominanti dei singoli uomini, in modo da individuare i soggetti più predisposti ed inclini alla stregoneria su cui esercitare le loro subdole pressioni.

E per quanto riguarda la volontà dei demoni, il lettore troverà che essa tende immutabilmente al male e che continuamente essi peccano di superbia, invidia, avarizia e sozza lussuria e che Dio, per la propria gloria, permette loro di lavorare contro il Suo volere.
In questo modo arriverà a comprendere che con queste due qualità dell'intelletto e della volontà i diavoli possono compiere meraviglie, sicché non vi è alcun potere in terra che possa essere paragonato al loro.
Non vi è alcun potere sulla terra che possa essere paragonato a lui (Satana), che è stato creato tale da aver paura di nessuno. (Giobbe XLI).
Ma qui la glossa specifica che, anche se non teme nessuno, i demonio è pur sempre soggetto ai meriti dei Santi.

Il lettore apprenderà anche come il diavolo arriva a conoscere i pensieri del nostro cuore, come egli possa trasformare i corpi in modo sostanziale e disastroso, con l'aiuto di un intermediario, come può spostare i corpi da un luogo all'altro e modificare le sensazioni esteriori ed i sentimenti interiori in misura inimmaginabile e come egli può cambiare l'intelletto e la volontà di un uomo, anche se indirettamente.

E però sebbene tutto questo sia pertinente alla nostra presente indagine, vogliamo da ciò solo trarre alcune conclusioni relative alla natura dei diavoli e quindi procedere nella discussione dello specifico oggetto della nostra questione.

Orbene i teologi hanno definito i demoni come spiriti immondi, ma non di natura completamente immonda.

Secondo Dionigi c'è in loro una follia naturale, una concupiscenza rabbiosa, una fantasia sfrenata come si vede dai loro peccati spirituali di orgoglio, invidia ed ira.

Per questa ragione essi sono i nemici della razza umana: la loro mente è razionale, ma è una razionalità senza parole; sottili in malvagità, bramosi di fare il male, sempre fecondi di nuovi inganni, cambiano le percezioni e le emozioni degli uomini, confondono chi veglia, turbano con i sogni il dormiente, portano malattie, suscitano tempeste, si travestono da angeli di luce, generando l'inferno intorno a loro, usurpano dalle streghe il culto dovuto Dio e per mezzo di loro realizzano incantesimi, cercano di ottenere il dominio sui giusti e di molestarli per quanto è in loro potere, sono inviati agli eletti per tentarli al peccato e sono sempre in agguato per la distruzione degli uomini.

E anche se hanno mille modi di fare del male e hanno cercato fin dalla loro caduta di realizzare scismi nella Chiesa, di rendere vana la carità, di infettare con il fiele dell'invidia la dolcezza degli atti dei santi e in ogni modo di sovvertire e perturbare la razza umana, tuttavia il loro potere rimane confinato alle parti intime del corpo umano, da cui fuoriescono le deiezioni (V. Giobbe XLI) .

Ed infatti tramite la lussuria i demoni hanno molto potere sugli uomini e negli uomini la fonte di lussuria si trova proprio nelle parti intime, perché è da quelle che lo sperma proviene ed è diretto.

Quindi una volta messe in chiaro tali premesse, necessarie per una corretta comprensione della questione, deve affermarsi che è conforme alla fede cattolica sostenere che gli uomini possono a volte essere generati per mezzo di Incubi e Succubi ed è in contrasto con le parole dei Santi e con la tradizione della Sacra Scrittura mantenere il parere opposto.

E questo è dimostrato come segue.

S. Agostino in un unico luogo pone questa domanda, non però in relazione alle streghe, ma con riferimento proprio alle opere dei demoni ed alle favole dei poeti e lascia la questione in qualche dubbio.

Nel suo De CiVitate Dei, libro 3, capitolo 2, dice: Noi lasciamo aperta la questione se fosse possibile per Venere dare alla luce Enea attraverso il coito con Anchise.

Un analogo interrogativo Agostino pone in relazione a passi delle Sacre Scritture in cui si racconta che gli angeli del male giacquero con le figlie degli uomini generando i giganti, esseri che poi riempirono la terra e che altro non erano che uomini straordinariamente grandi e forti.

La difficoltà è risolta nel libro 5, capitolo 23, con queste parole: E' una credenza molto generale, la cui verità è attestata da molti per esperienza diretta o almeno per esperienza riportata da uomini di indubbia affidabilità, che i Satiri ed i Fauni (che sono comunemente chiamati Incubi) sono apparsi a donne invereconde e hanno chiesto e ottenuto l'amplesso con loro.

E che certi demoni (che i Galli chiamano Dusii) assiduamente perseguono e raggiungono questo obiettivo. Tali azioni immonde sono suffragate da tanti testimoni credibili che costituirebbe impudenza il negarle.

Più tardi nello stesso libro confuta l'affermazione secondo la quale il passo della Genesi circa i figli di Dio (cioè i figli di Seth) e le figlie degli uomini (cioè di Caino), non si riferisce ai demoni Incubi, poiché l'esistenza di tali esseri non è credibile.

A questo proposito vi è la glossa di cui abbiamo trattato prima.

In essa Agostino afferma che non è assurdo credere che i Giganti di cui parla la Bibbia vennero generati non dagli uomini ma da angeli o da alcuni demoni che si invaghirono delle donne umane.

A simili conclusioni porta la glossa al capitolo XIII del libro del profeta Isaia, in cui questi preannuncia la desolazione di Babilonia ed i mostri che l'avrebbero abitata.

Egli dice: gli uccelli notturni la popoleranno e i Satiri faranno in essa le loro danze.

Per Satiri devono intendersi i demoni, poiché la glossa dice che i Satiri, creature selvagge dei boschi, sono una specie di demoni chiamati Incubi.

E di nuovo nel capitolo XXXIV di Isaia, si profetizza la desolazione del paese degli Idumei, che perseguitavano gli ebrei, dicendo: E sarà luogo di dimora di draghi e posto di convegno per gli uccelli notturni e le bestie feroci del deserto . . .

Tale passo, secondo la glossa, intende riferirsi a mostri e demoni.

Commentando lo stesso passo il Beato Gregorio afferma che tali mostri e demoni non sono altro che le divinità dei boschi che i Greci chiamavano Pan ed i latini Incubi, sotto diverso nome.

Allo stesso modo la pensa il Beato Isidoro che, nell'ultimo capitolo del suo libro 8, afferma: Satiri sono coloro che sono chiamati Pan in greco e in latino Incubi.

Ed essi sono chiamati Incubi per il fatto di sovrapporsi nell'atto sessuale. Perché spesso travolti dalla lussuria verso le donne si accoppiano con loro.

Ed i Galli li chiamano Dusii, perché sono diligenti in queste bestialità.

E il diavolo oggi comunemente chiamato incubo era chiamato Fauno dai Romani.
A questo essere il poeta Orazio si è rivolto quando ha scritto: O Fauno, che ogni ninfa rincorri per amore, sui campi assolati della mia terra. cammina leggero...

Parte I - Questione IV

È cattolico affermare che tutti gli spiriti immondi, indistintamente, svolgano le funzioni di Incubi e Succubi ?

E sembra che sia così, poiché affermare il contrario equivarrebbe a sostenere che vi è divisione di mansioni e quindi un certo ordine tra i demoni.

Si è sostenuto che a differenza del Bene, in cui vi sono sono diversi gradi e ordini (cfr. S. Agostino, nel suo libro sulla natura del bene), il male si basa sulla confusione.

Ma come tra gli Angeli buoni tutto è ordine, così tra gli angeli malvagi tutto è disordine e quindi essi tutti, senza ordinata distinzione di ruoli, seguono queste pratiche.

Giobbe X.: Una terra tenebrosa come l'oscurità stessa, regione di morte, ombra e disordine, dove la luce e le tenebre sono tutt'uno.

Si osserva tuttavia in proposito: se tutti i demoni seguono indifferentemente queste pratiche, questa inclinazione può essere dovuta alla loro natura, al peccato o alla punizione.

Ma essa non viene dalla loro natura, dal momento che essi tutti senza distinzione sono rivolti al peccato, come è stato messo in chiaro nella questione precedente.

Pertanto tali inclinazioni sono dovute al peccato o alla pena loro inflitta per lo stesso.

Si consideri poi che dove il peccato è maggiore, vi è la pena più severa e che gli angeli superiori peccarono più gravemente per cui debbono più degli altri dedicarsi a queste sozze pratiche.

Questo porterebbe ad affermare che non tutti i demoni indistintamente si dedicano alle attività proprie dei succubi e degli incubi.

Di questo fatto possono essere date anche spiegazioni diverse.

Si sostiene che dove non c'è disciplina o obbedienza non può esservi distinzione di mansioni e che tra i demoni non vi è ordine o disciplina né accordo alcuno . Proverbi XIII.: Tra i superbi c'è sempre contesa.

Ma contro questo vi è la primo glossa a Corinzi , XV: Finché vi sarà il mondo vi saranno angeli sovraordinati ad altri angeli, uomini sovraordinati ad altri uomini e demoni ad altri demoni.
Anche in Giobbe XL si parla delle scaglie della pelle del Leviatano, che simboleggiano le membra del diavolo e di come esse siano ordinate saldamente unite una all'altra.

Pertanto vi è fra i demoni diversità, sia di ordine gerarchico che di azione.

Un'altra questione che si pone è se gli angeli buoni possano trattenere i demoni dal compiere tali lubriche pratiche.

Va detto che gli angeli al cui comando gli influssi satanici sono soggetti sono chiamati Poteri, come dicono S. Gregorio e S. Agostino (De Trinitate, 3).

Gli spiriti ribelli e peccatori sono soggetti agli spiriti obbedienti, pii e giusti.

E le creature che sono più perfette e più vicino a Dio hanno autorità sulle altre: tutto questo ordine di preferenza è inizialmente racchiuso in Dio ed è condiviso dalle sue creature in misura maggiore o minore secondo che siano piùo meno vicine a Lui.

Quindi gli angeli buoni, che sono più vicini a Dio hanno la preferenza rispetto ad i diavoli ed esercitano il potere su di loro.

E a coloro che sottolineano che i diavoli riescono a compiere tanto male senza essere ostacolati e che quindi non sono soggetti ad Angeli buoni che potrebbero bloccarli oppure se anche sono ad essi soggetti allora il male che fanno è causato dal comportamento negligente degli angeli buoni, si risponderà che gli angeli sono i ministri della sapienza divina e che quando la sapienza divina, per i suoi imperscrutabili disegni, permette che il male sia fatto da uomini o da demoni, i suoi ministri non potranno né vorranno certamente opporsi.


Risposta.

E' conforme al cattolicesimo sostenere che vi è un certo ordine di azioni interne ed esterne ed una certa gradazione gerarchica tra i demoni.

Ne consegue che un certo genere di abomini viene commesso dai demoni degli ordini più bassi ed è precluso, invece, a quelli degli ordini più alti a causa della maggiore nobiltà della loro natura.

Si ritiene generalmente che ciò derivi da una triplice congruità nel senso che questo ordine è determinato dalla natura dei demoni, dal loro grado malvagità e dalla sapienza divina.

Ma più in particolare dalla loro natura.

Vi è concordia sul fatto che sin dall'inizio della Creazione vi erano alcuni angeli di natura superiore, in quanto essi differiscono tra loro per forma e non ci sono due angeli simili nella forma.

Questo secondo l'opinione più generale che concorda con le parole dei filosofi.

Dionigi afferma, inoltre, nel suo decimo capitolo sulla gerarchia celeste che nello stesso ordine ci sono tre gradi distinti e dobbiamo concordare con questo. Vedi anche S. Tommaso (II, 2).

Poiché il peccato non toglie ai demoni la loro natura ed i diavoli dopo la caduta non hanno perso i loro doni naturali, come è stato detto prima, e le operazioni delle cose scaturiscono dalle loro condizioni naturali.

Pertanto i demoni avendo tra loro diversa natura svolgono anche diverse funzioni.

Questo si armonizza anche con la sapienza divina, in quanto ciò che esiste di ordinato è fatto tale da Dio (Romani XIII).

E poiché i demoni sono stati deputati da Dio alla tentazione degli uomini e al castigo dei dannati essi possono agire sugli uomini con molteplici e diversificati mezzi.

L'ordine si accorda anche con la loro malvagità.
Essi infatti sono in guerra con la razza umana, che combattono in modo ordinato, perché così pensano di fare un danno maggiore agli uomini, come è in effetti.
Ne consegue che i demoni non condividono in modo uguale le loro abominazioni più indicibili.
E questo è più specificamente dimostrato come segue.
Poiché, come è stato detto, l'operazione segue la natura della cosa, ne consegue anche che coloro che sono subordinati quanto a natura devono a loro volta essere subordinati quanto alle azioni, proprio come avviene nel mondo corporeo.

Ed infatti poiché gli organismi inferiori sono per naturale ordine delle cose soggetti ai corpi celesti, di modo che le loro azioni e movimenti sono soggette alle azioni ed ai movimenti dei corpi celesti, e dato che i diavoli, come è stato detto, differiscono tra loro per natura ne consegue che essi differiscano tra loro anche nelle azioni fisiche e in particolare nel compiere gli abomini in questione (Incubi e Succuni).

Da ciò si è concluso che essendo la pratica di queste cose abominevoli per la maggior parte estranea alla nobiltà della natura angelica, così anche nelle azioni umane i più repellenti e bestiali atti dell'uomo sono da considerarsi in sé e per sé e non in quanto frutto della natura umana e dell'atto della procreazione.

Infine, poichè vi sono, come si ritiene, demoni decaduti da ogni ordine, non è fuor di luogo sostenere che quei diavoli che sono caduti dal coro angelico più basso siano dediti a svolgere questi e altri abomini confacenti alla loro natura.

Inoltre deve essere attentamente osservato che, sebbene la Scrittura racconti che gli Incubi ed i Succubi concupivano le donne, da nessuna parte si legge che essi siano mai caduti in vizi contro natura.

E non parliamo solo di sodomia, ma di ogni altro peccato in cui l'atto sessuale viene erroneamente effettuato al di fuori del canale giusto.

E l'enormità di tale peccato è dimostrata dal fatto che i diavoli stessi, di qualsiasi ordine, lo detestano e provano vergogna a macchiarsene.

E sembra che la glossa sul Cap. XIX di Ezechiele voglia significare questo quando dice: io ti darò nelle mani degli abitanti di Palestina (per abitanti di Palestina si intenda i demoni) che arrossiranno delle vostre iniquità (per iniquità si intenda vizi contro natura).

Nessun peccato è da Dio così spesso punito con la morte vergognosa di moltitudini.


Infatti molti dicono, e si crede veramente, che nessuno può senza pericolo perseverare nella pratica di questo genere di vizi al di là del periodo della vita terrena di Cristo, che durò per trentatré anni, a meno di non essere salvato da qualche grazia speciale di Redentore.

E questo è dimostrato dal fatto che sono stati spesso irretiti da questi vizi ottuagenari e perfino centenari, che avevano fino a quel momento condotto la propria vita secondo la disciplina di Cristo, e, dopo aver abbandonato lui ed essersi dati a tali pratche hanno incontrato le più grandi difficoltà a liberarsene.

Inoltre, i nomi dei diavoli indicano quale ordine vi è in mezzo a loro e quale ufficio è assegnato a ciascuno.

Perché sebbene le Scritture utilizzino per comodità un unico nome, quello del diavolo, esse nel contempo ci insegnano che mentre alcuni demoni presiedono ad un certo tipo di azioni riprovevoli altri demoni presiedono ad altri tipi di vizi.

E' prassi della Scrittura definire tutti i demoni con un unica parola, "diabolus" o spirito immondo, dalla parole Dia, che significa due, e bolo, che vuol dire morso, perché egli stritola due cose, il corpo e l'anima.

E questo secondo l'etimologia diretta della parola, anche se in greco diabolus significa chiuso in carcere, che pure è calzante, dal momento che non gli è permesso di fare il male a suo piacimento.

Diabolus può anche significare precipitato in basso, dal momento che egli cadde dall'alto del cielo in basso verso la terra, sia in materiale che figurato.

Egli è anche chiamato Demonio, cioè bramoso di sangue, dal momento che egli brama e persegue il peccato con una triplice conoscenza: essendo potenti nella sottigliezza della sua natura, nella sua età lunga esperienza, e nel'essere a parte della rivelazione riservata agli spiriti buoni.

Egli è chiamato anche Belial, il che significa senza giogo o Maestro, poiché egli ardisce lottare contro colui al quale dovrebbe essere soggetto.

Egli è chiamato anche Belzebù, il che significa signore delle mosche, cioè delle anime dei peccatori che hanno lasciato la vera fede in Cristo.

Egli è chiamato anche Satana, che vuol dire: l'Avversario. (v. S. Pietro. I,2): Poiché il vostro avversario, il diavolo va ecc . ecc.

Inoltre è pure detto Behemoth, cioè Bestia, perché rende gli uomini bestiali.

Il diavolo che presiede al vizio della lussuria è chiamato Asmodeo, che vuol dire creatura del giudizio, poiché a causa di questo peccato una sentenza terribile venne eseguita su Sodoma e quattro altre città.

Allo stesso modo il diavolo dell' orgoglio porta il nome di Leviatano, il che significa che vuol dire "cosa aggiunta", perché quando Lucifero tentò i nostri progenitori Adamo ed Eva promise che avrebbe aggiunto la Divinità alle prerogative di cui erano già dotati. A suo riguardo il Signore ha detto tramite Isaia: Io sono visitare su Leviathan, il serpente antico e tortuoso.

E il diavolo dell' avarizia e dell'avidità è chiamato Mammona, come dice anche Cristo nel Vangelo (S. Matteo VI): Voi non potete servire a Dio, ecc

In sintesi affermiamo:

In primo luogo, che il bene può esistere senza il male, ma il male non può esistere senza il bene, poiché esso si riversa sulle creature, che sono state create buone in sé.

E, pertanto, i demoni, nella misura in cui conservano la natura originale, sono ordinati tra loro in conformità di tale natura e per le loro azioni vedere in Giobbe, X.

In secondo luogo, si può affermare che i diavoli deputati a tentare l'uomo non sono in Inferno, ma si aggirano nei cieli inferiori ed hanno un ordine tra loro diverso da quello che avranno all'Inferno.

E si può dire che anche all'inferno esisteranno tra loro diversi gradi sia di potere, che di severità della pena, di modo che solo alcuni e non altri sarnno deputati a tormentare le anime dannate.

Ma questa diversa gradazione gerarchica verrà da Dio, piuttosto che dai demoni stessi, così come anche i loro tormenti.

In terzo luogo, quando si dice che i diavoli superiori, per aver maggiormente peccato, sono maggiormente puniti e devono quindi, in ragione del maggiore stato di degrado della loro natura, devono essere più portati alla commissione di azioni lubriche, si risponde che il peccato di ribellione da loro commesso influisce sulla pena, e non sulla loro natura - che non ha nulla a che vedere con il peccato commesso o con la punizione a cui sono sottoposti - e quindi è a causa della loro nobiltà della natura che questi demoni superiori non sono dediti a tali immonde azioni.

E perciò anche se tutti gli spiriti impuri sono desiderosi di fare del male, alcuni lo sono più di altri, nella misura in cui la loro natura è maggiormente sprofondata nell'oscurità.

In quarto luogo, affermiamo che vi è accordo tra i diavoli, ma di cattiveria, piuttosto che di amicizia, in quanto essi concordemente odiano gli uomini e si sforzano di fare tutto ciò che è in loro potere contro la giustizia.

Un tale accordo si trova tra i malvagi, i quali si riuniscono fra loro in bande es eleggono a capi coloro le cui capacità sembrano essere maggiormente idonee al perseguimento dei loro iniqui scopi particolari.


In quinto luogo, anche se tutti i demoni sono per decreto divino confinati - ora nella bassa atmosfera e poi in inferno - ciò non vuol dire, che essi attualmente sono sottoposti alle medesime pene ed ai medesimi obblighi: poiché più nobile è la loro natura e maggiore il loro potere, più pesanti sono i tormenti a cui sono sottoposti. Vedi Sapienza VI: "Il più potente soffe i tormenti più potenti".

  




Opus Dei a processo.




L'Opus Dei sarà al centro di un processo inedito in Francia, il prossimo mese di settembre. La potente organizzazione cattolica, fondata in Spagna nel 1928, e che conta 80.000 membri nel mondo (di cui 1.600 in Francia), sarà portata in tribunale a Parigi da una giovane donna francese che accusa l'opera di «manipolazione mentale». VATICANISTA DE LA STAMPA  A 29 anni pesa solo 39 chili. Un calvario durato 16 anni, quando nel 1985 a sua insaputa entro' nell'Opus Dei unendosi ad una scuola alberghiera nella regione francese di Aisne. Nel 2001 il suo avvocato denuncio' l'organizzazione riconosciuta dalla Chiesa Cattolica accusandola di ''manipolazione mentale'' e ''condizioni di lavoro mortificanti''. E a settembre partira' la prima udienza, a Parigi: dopo 9 anni di indagini due membri di un'associazione strettamente legata all'Opus Dei, l'Association de culture universitaire et technique (ACUT), saranno infatti processati con l'accusa di ''lavoro clandestino''. Lo riferiscono fonti giudiziarie. E' la storia di Catherine T., che dapprima cade nelle mani di ''un precettore, un direttore di coscienza'', spiega la donna, che nel 1987 la obbliga a contrattare i voti di obbedienza, poverta' e castita'. Catherine diventa cosi' una ''numeraria ausiliaria'', vale a dire una responsabile per i lavori domestici, ottenendo per tredici anni contratti di lavoro con organizzazioni o associazioni che, secondo il suo legale Rudolf Bosselut, ''dipendono esclusivamente dall'Opus Dei''. L'ACUT riconosce solo un ''legame spirituale'' con l'Opus Dei, ma niente di piu'. I legali dell'associazione negano inoltre le accuse mosse dalla donna. ''Non c'e' nulla di vero. Lei e' stata pagata in base ai lavori svolti'', ha affermato Thierry Laugier.

fonte:http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=242&ID_articolo=4875&ID_sezione=524&sezione=

Voci nel silenzio dei prigionieri-Inquisizione-






Voci nel silenzio dei prigionieri
Sopravvissute a più di quattrocento anni, occultate da strati spessi di intonaco, che pure le hanno protette, sono venute alla luce solo da qualche tempo alcune inedite testimonianze delle voci dei prigionieri delle celle del carcere segreto dell’Inquisizione, dove, per secoli, gli uomini inviati in Sicilia da Torquemada interrogarono e torturarono innocenti in nome di Dio.



L’edificazione dell’intera struttura carceraria - annessa allo Steri di Palermo che era da poco divenuto sede del Tribunale dell’Inquisizione - risale al 1601, per mano dell’ingegnere del Regno Diego Sanchez. Per la prima volta, dunque, non si assiste al riutilizzo e al cambio di destinazione d’uso di un altro edificio ma ad una costruzione che viene pensata e realizzata ex novo proprio per accogliere dei prigionieri. Le celle dello Steri erano divenute insufficienti per rinchiudere eretici, bestemmiatori, streghe, fattucchiere, seguaci del demonio e, ancora, artisti, poeti, intellettuali, scomodi avversari dell’ortodossia politica e religiosa, umanità umiliata e annichilita che ha lasciato, sulle fredde pareti delle celle, graffiti, disegni, poesie, vere e proprie invocazioni, testimonianza unica al mondo che costituisce insieme opera d’arte e atto d’accusa contro l’ingiustizia del potere.
Il grande studioso delle tradizioni popolari, il siciliano Giuseppe Pitrè, si dedicò per lungo tempo ai dipinti del primo piano della struttura carceraria, passando notti intere a scrostare l’intonaco dalle pareti che ospitavano le opere, cercando, con fervore, di opporsi ai lavori di riadattamento che dovevano interessare l’intero palazzo agli inizi del Novecento e che avrebbero inevitabilmente concorso al danneggiamento dei dipinti stessi. Diverse pareti, nonostante le polemiche del Pitrè, vennero abbattute e molte altre danneggiate; solo pochi dipinti riuscirono a sopravvivere sotto l’intonaco e i pesanti scaffali. Lo stesso Sciascia - autore di Morte dell’Inquisitore - si introduceva furtivo tra le macerie, attratto, anch’egli, dalle affascinanti testimonianze dei prigionieri.

   

L’intero impianto riesce comunque a salvarsi insieme con i suoi tesori nascosti, e viene, infine, acquisito dall’Università di Palermo.
Sono le pitture rinvenute in due delle celle del pianterreno a costituire una recentissima e autentica scoperta: si tratta di una serie di importantissimi dipinti datati e firmati direttamente da tre diversi prigionieri, di cui è stato possibile rintracciare le tragiche storie - grazie ad alcuni documenti conservati all’archivio centrale dell’Inquisizione di Madrid. Alcuni degli episodi più salienti appaiono descritti dagli stessi prigionieri sulle pareti. La firma più evidente, con scene di una battaglia navale (forse quella di Lepanto), è quella di Francesco Mannarino, costretto a convertirsi all’Islam e per questo catturato al suo ritorno in patria dai paladini dell’ortodossia cristiana. Accanto, le tracce di un Paolo Majorana, un anticlericale, habituè delle segrete, autore di un suggestivo Purgatorio, affollato di volti allucinati e allucinanti tendenti all’impressionismo, che sovrasta un Inferno fatto solo di traditori. E ancora, la firma di Paolo Gonfaloni, autore di un Sant’Andrea e di una Maddalena con l’ampolla degli oli usati per ungere Cristo. Nella seconda cella, una sorta di preghiera-invocazione alla morte di un prigioniero malato di febbre malarica che teme di sentire suonare la campanella, segno dell’arrivo degli inquisitori per nuovi interrogatori. Da brividi. Di Michele Murrichino, ancora, alcuni dei versi più penosi, una canzone dedicata a Gesù Cristo in cui anela all’irraggiungibile perdono divino. Testimonianze, queste, davvero strazianti, se si pensa al terribile teatro di queste vicende: celle piccolissime, quasi del tutto prive di luce naturale, dove si affollavano più di otto prigionieri, che non avevano a disposizione nessuno strumento pittorico per realizzare le proprie opere, eccetto legnetti come pennelli e pezzetti di coccio frantumato, utilizzati come pigmento per dipingere, fissati all’intonaco per mezzo di leganti alimentari come uova o latte. Quello che ne risulta è un insieme suggestivo di “voci” che ben riescono a rendere la descrizione di giorni bui e drammatici, fatti di violenza e oppressione, di pianto e disperazione, la cui unica possibilità di catarsi era, allora, soltanto un urlo nel silenzio, graffito con dolore sulle pareti di un luogo che, probabilmente, per la maggior parte dei prigionieri sarebbe stato l’ultima “dimora” prima di una morte disumana.

testo
Chiara Alaimo

fonte:http://www.sikania.it/sitosikania/article42.html

Summis desiderantes affectibus,bolla pontificia.






Summis desiderantes affectibus

Bolla pontificia di Papa Innocenzo VIII
Anno: 1484 Argomenti trattati: Nomina di inquisitori


Papa Innocenzo VIII
Summis desiderantes affectibus (Desiderando con supremo ardore) è il nome di una bolla pontificia promulgata il 5 dicembre 1484 da Innocenzo VIII, nella quale il pontefice affermava la necessità di sopprimere l'eresia e la stregoneria nella regione della Valle del Reno, e nominava i frati DominicaniHeinrich Institor Kramer e Jacob Sprenger (autori del Malleus Maleficarum), inquisitori incaricati di estirpare la stregoneria dalla Germania.
La bolla fu scritta in risposta alla richiesta Kramer e Sprenger dell'esplicita autorità di perseguire la stregoneria. In precedenza, infatti, le autorità ecclesiastiche locali avevano rifiutato ogni collaborazione con i due. (Kors and Peters, 2000: 177).
Kramer e Sprenger usarono la Summis desiderantes come prefazione del Malleus Maleficarum, che fu stampato due anni dopo (1486) (Russell: 229).
L'enciclica riconosceva l'esistenza delle streghe, e concedeva la piena approvazione papale all'Inquisizione, concedendo il permesso di prendere tutte le misure necessarie per eliminare le streghe. Essenzialmente l'enciclica replica le conclusioni raggiunte da Kramer e Sprenger di un'alta diffusione della stregoneria e dell'eresia nella valle del Reno, e precisamente nei vescovati di Magonza, Colonia, Trier, Salisburgo e Brema.[1]. L'enciclica puniva con la scomunica chiunque avesse cercato di ostacolare gli inquisitori (Darst, 1979: 299)


L'emissione di questa bolla scatenò una delle più feroci cacce alle streghe della storia europea. Eccone qui di seguito un breve riassunto:
« Desiderando noi... che la fede cattolica... cresca e fiorisca al massimo grado possibile, e che tutte le eresie e le depravazioni siano allontanate dai paesi dei fedeli, questo decretiamo... È recentemente giunto alle nostre orecchie... che in alcune regioni dell'alta Germania, come... Magonza, Colonia, Treviri, Salisburgo, e Brema, molte persone di entrambi i sessi, ... rinnegando la fede cattolica... , si sono abbandonate a demoni maschi e femmine, e che, a causa dei loro incantesimi, lusinghe, sortilegi, e altre pratiche abominevoli... hanno causato la rovina propria, della loro prole, degli animali, e dei prodotti della terra... così come di uomini e donne, delle greggi e delle mandrie, delle vigne e dei frutteti... che essi hanno tormentato e torturato, infliggendo orribili dolori e angosce, sia spirituali che materiali, uomini, mandrie, greggi, e animali, impedendo agli uomini di procreare e alle donne di concepire, e facendo in modo che nessun matrimonio potesse essere consumato; che, per di più, essi non confessano le proprie colpe... la fede che ricevettero col santo battesimo... e si macchiano di molti altri abominevoli crimini e peccati... dando uno scandaloso e pernicioso esempio alle popolazioni.  » « E, sebbene i nostri diletti figli Heinrich Institor e Jacob Sprenger, appartenenti all'ordine dei Frati Predicatori, professori di teologia, siano stati … nominati inquisitori dell'eretica pravità con le nostre lettere apostoliche; il primo nelle suddette regioni della Germania superiore… il secondo in alcune zone della valle del Reno; nondimeno alcuni esponenti del clero e del laicato locale …poiché nella sopracitata lettera di nomina le suddette province… e le persone e le colpe in questione non sono state individualmente e specificatamente indicate… asseriscono che costoro non sono per niente citati (n.d.T. nelle lettere)… e pertanto i suddetti inquisitori esercitano illecitamente il loro lavoro di inquisizione presso le province, le città, le diocesi, i territori e gli altri luoghi già specificati, e che a costoro non debba essere consentito procedere alla punizione, all' imprigionamento e alla correzione delle suddette persone per le colpe e i crimini sopracitati.  » « Siccome nelle province tali crimini ed offese restano impuniti, per rimuovere ogni impedimento che ostacoli in qualsiasi modo i detti inquisitori, e per impedire che la macchia dell'eresia di altri simili mali diffonda la sua infezione causando la rovina degli innocenti, Noi decretiamo in virtù della nostra autorità apostolica, che sia concesso ai sopracitati inquisitori di esercitare il proprio ufficio di inquisitori nelle sopracitate regioni, e procedere alla correzione, all'imprigionamento ed alla punizione delle suddette persone, per le colpe e i crimini sopracitati, in ogni loro aspetto e precisamente come se le province, città, territori, luoghi, personi e crimini sopraindicati fossero stati menzionati espressamente nella lettera sopracitata.  » « E per maggior sicurezza, garantiamo ai sopraindicati inquisitori, accompagnandosi a loro in nostro amato figlio Johannes Gremper, sacerdote della Diocesi di Costanza, maestro nelle arti, che il presente notaio, o qualsiasi altro notaio pubblico possa esercitare contro qualsiasi persona di qualsiasi rango e condizione il sopraindicato ufficio dell'inquisizione, correggendo, imprigionando, punendo e castigando, a misura delle loro mancanze, le persone che essi troveranno colpevoli di quanto sopraindicato.  » « Ed essi avranno piena ed intera libertà di proporre e predicare la parola di Dio ai fedeli, in ciascuna e tutte le chiese parrocchiali delle suindicate province, tanto frequente quanto a loro paia adatto ed appropriato, e di fare tutto ciò che sia necessario e giusto nelle suindicate circostanze.  » « Ed inoltre noi imponiamo al Vescovo di Strasburgo, che impedisca che sia recata molestia o ostacolo (agli inquisitori) in qualsiasi maniera....possano essere la scomunica, la sospensione, l'interdizione ed ancora altre terribili sentenze, censure e pene.  » « Che alcuno osi infrangere la nostra dichiarazione. Si renda noto agli attentatori che essi incorreranno nella rabbia di Dio Onnipotente e dei beati apostoli Pietro e Paolo.  »