martedì 13 settembre 2011

Pedofilia:"Ratzinger si oppose alla rimozione di un prete nel 1985


9 aprile 2010
Lo scrive l’agenzia Apcom: il fatto è accaduto nel 1985, a proposito di un caso del Wisconsin. Replica della Santa Sede: “Ratzinger suggerì prudenza”. Intanto il New York Times ribatte: anche per padre Murphy il Vaticano bloccò il processo. E il giudice canonico è costretto ad ammetterlo.
L’Associated Press‘ rende nota l’esistenza di una lettera firmata nel 1985 da Joseph Ratzinger nella quale l’allora prefetto dellaCongregazione per la Dottrina della fede, oggi Papa, faceva resistenza alla riduzione allo stato laicale di un sacerdote pedofilo statunitense, padre Stephen Kiesle, spiegando che ciò avrebbe avuto conseguenze sul “bene della Chiesa universale“. La missiva, ottenuta dall’agenzia stampa statunitense, è parte della corrispondenza tra il Vaticano e la diocesi diOakland. A quanto riferito dall’AP, ilVaticano ha confermato la firma di Ratzingersulla lettera ma ha rifiutato di commentarne il contenuto.
RIMOZIONE NEGATA – E’ una lettera datata 1985 a firma Joseph Ratzinger, allora prefetto per la Congregazione della Fede, e confermata da Padre Federico Lombardi, ma l’ufficio stampa vaticano non ha voluto replicare nel merito sul contenuto, dichiarando che sui “casi singoli” estrapolati dal contesto non c’è nulla da rispondere. Nel 1981 la diocesi americana scrisse per chiedere la rimozione di Padre Kiesle, pedofilo e reo confesso; la Santa Sedeaspettò sei anni a concederla, lasciando il prete a contatto con la parrocchia. Ratzinger, in una lettera, disse di no per le “conseguenze e sulle ripercussioni che il gesto potrebbe avere nei confronti della comunità cattolica“.
LO SVENTURATO RISPOSE – Nella lettera in latino del novembre 1985 Ratzinger scrive che gli argomenti per la rimozione di Kiesle sono “di grande significato” ma aggiunge che tali azioni richiedono attenta revisione e più tempo. Il cardinale chiede al vescovo di assistere Kiesle «con la maggior cura paterna possibile» in attesa della decisione, secondo una traduzione fatta all’Ap daThomas Habinek, classicista della University of Southern California. Ma il futuro papa – sempre secondo l’Ap - notò che la decisione di spretare Kiesle doveva tener conto “del bene della chiesa universale” e del “danno che questa dispensa avrebbe provocato all’interno della comunità dei fedeli, particolarmente in considerazione della sua giovane eta“. Kiesle all’epoca aveva 38 anni.

LA REPLICA DELLA SANTA SEDE - Il sacerdote aveva già avuto problemi con la giustizia: nel 1978 era stato condannato a tre anni di libertà vigilata per atti osceni su tre ragazzi nella canonica di una chiesa di San Francisco. Alla fine del periodo di libertà vigilata, il prete aveva chiesto di lasciare il sacerdozio e la diocesi aveva inviato a Roma i documenti necessari. Un avvocato che rappresenta alcune delle vittim di KiesleIrwin Zalkin, ha detto di essere a consecnza della corrispondenza: “Il Cardinale Ratzinger – ha dichiarato all’Ap era più preoccupato di evitare lo scandalo che di proteggere i minori. Questo è un tema centrale“. La Santa Sede decide di replicare adesso che Ratzinger suggerì prudenza, non dispose che il prete rimanesse al suo posto“. E poi se la prende con gli “attacchi” al Papa. L’allora cardinale Ratzinger «non coprì il caso» del giovane prete pedofilo in California nell’85, ma chiese solo di studiarlo con «maggiore attenzione» per il «bene di tutte le persone coinvolte», dice all’ANSA padre Ciro Benedettini, vicedirettore della Sala Stampa Vaticana. «L’allora cardinale Joseph Ratzinger non coprì il caso ma, come si evince chiaramente dalla lettera - ha spiegato padre Ciro fece presente la necessità di studiare il caso con maggiore attenzione, tenendo presente il bene di tutte le persone coinvolte».
E PADRE MURPHY? – Intanto, il reverendo Thomas T. Brundage, prete cattolico che ha fatto da giudice ecclesiastico nel processo della Chiesa di Milwaukee negli anni ’90 e ha seguito il caso di Padre Murphy, il quale violentò 200 bambini sordiha riconosciuto che gli fu ordinato di fermare i processi nel 1998 dopo una precisa richiesta del Vaticano. Nell’articolo delNew York Times su Lawrence Murphy, il prete che per trent’anni abusò di ragazzi sordi, un file di una novantina di pagine  – su cui il quotidiano newyorchese ha basato la sua ricostruzione e la sua accusa – chiamava in causa il Vaticano, accusandolo di aver gestito il caso cercando di ridurre al minimo lo scandalo.
L’ERRORE - Il reverendo Brundage, in un articolo per un giornale cattolico, aveva fatto un distinguo: “Il Vaticano ha incoraggiato l’arcidiocesi di Milwaukee a fermare il processo” del prete pedofilo Murphy, ‘‘ma non ha usato un linguaggio forte e ordinato uno stop”, sosteneva. Il giudice canonico aggiungeva anche di non aver mai visto la lettera di mons. Rembert Weakland, l’arcivescovo di Milwaukee all’epoca dei fatti, che ordinava la sospensione del processo fino a quando non e’ stata pubblicata sul sito del New York Times, insieme agli altri documenti. Ma questa era una bugia. La scorsa settimana un giornale locale ha pubblicato una serie di documenti che dimostranoinvece che Brundage sapeva tutto. Tanto da consigliare per iscritto all’arcivescovo come scrivere una lettera per fermare ufficialmente il processo. Il documento del New York Times raccontava come due anni prima che Murphymorisse, i vescovi della zona avevano chiesto al Vaticano di metterlo sotto processo e allontanarlo dal sacerdozio, ricevendo una risposta con l’autorizzazione a procedere soltanto dopo un lungo ritardo. Il reverendo Brundage, giudice canonico incaricato del caso, ascoltò una dozzina di ragazze e sentì anche padre Murphy.
FERMI, BASTA COSI’ - Il Vaticano ordinò ai vescovi di fermare il processo tre mesi prima che il prete pedofilo chiedesse perdono a Ratzinger in una lettera. Ratzinger non rispose, ma in sua veceTarcisio Bertone, oggi segretario di Stato, scrisse una lettera per “consigliare” al vescovo le sole misure pastorali come pena, come mettere restrizioni al ministero di Murphy. Nella riunione vaticana che seguì qualche tempo dopo,Bertone disse che non c’erano abbastanza prove per istituire un processo contro il prete, e propose il ritiro spirituale per lui. Brundage oggi ammette che la storia andò così, e spiega di aver “dimenticato” le circostanze ricordate nei documenti pubblicati su internet, e che quindi il processo fu effettivamente chiuso, non per la sopraggiunta morte di padre Murphy, ma per decisione del Vaticano.
fonte
http://www.giornalettismo.com/archives/58620/pedofilia-1985-ratzinger-prete-pedofilo/2/

MONSIGNOR BERTOLDO:LE DONNE INDUCONO IN TENTAZIONE,FANNO PIU' VITTIME DEI PRETI PEDOFILI



Se una donna cammina in modo sensuale o provocatorio, qualche responsabilità nell'evento ce l'ha perché anche indurre in tentazione é peccato. Dunque una donna che camminando in modo procace suscita reazioni eccessive o violente, pecca in tentazione.
Sono parole di Monsignor Arduino Bertoldo, vescovo emerito diFoligno. Per chi non lo conoscesse, ecco un paio di illuminanti esternazioni: l'aborto crea più vittime dei pochi preti pedofiliBerlusconi ha fatto una ragazzata, a proposito del Rubygate.
Quindi, secondo quest'uomo talmente timorato di Dio che ha deciso di dedicargli la sua vita, se una donna, di qualsiasi età, viene picchiata,violentatastuprata, se l'è andata a cercare.
Probabilmente, secondo l'esimio vescovo, noi donne dovremmo indossare il burka. Così facendo, però, passeremmo alla concorrenza. Che ne pensa, in merito? In ogni modo, non risolveremo la questione: si puòancheggiare anche coperte dalla testa ai piedi. Sfido anche la fanciullapiù sgraziata a camminare rigida con un soldatino. E' la conformazione fisica che ci porta ad avere questo tipo di andatura, da peccatrici. Ma il nostro corpo, esimio monsignore, è un dono di Dio, secondo il credocattolico. Quindi? Dobbiamo sporgere reclamo al Padre Eterno?
Ieri, una studentessa era seduta in metropolitana, a Roma. Unuomo davanti a lei comincia a guardarla insistentemente, mentre sitocca i genitali. Dopo qualche fermata, la ragazza scende e losconosciuto la segue. Gli altri passeggeri, come accade spesso, badano agli affari propri, sbirciando incuriositi. Non penso che ancheggiassepeccaminosamente, da seduta. E nemmeno mentre scappava. Sempre per rimanere nei casti parametri di monsignor Arduino.
Finalmente interviene il capostazione in difesa della ragazza. Lei, allora, prende coraggio e minaccia di denuncia il suo persecutore. Lui lainsulta e la spintona. Dodici minuti dopo arrivano gli addetti dellasicurezza e trattengono l'uomo, che non smette di inveire e di mettere le mani addosso alla ragazza che, intanto, chiama, invano, il 112. Al sesto tentativo i carabinieri le rispondono che non sanno dov'è la fermataSubaugusta, quindi non possono intervenire. Sono, invece, molto interessati a sapere come riesca a contattarli, via cellulare, sottoterra.
Finalmente, una pattuglia della polizia che passava sulla banchina per controllino di routine, dopo il racconto della studentessa, accompagna l'uomo in Questura. Dagli accertamenti è emerso che il fermato aveva già tentato, giorni addietro, di violentare una bambina.
Ora, chiedo a monsignor Berotldo: anche la bambina induceva in tentazione? Anche lei si muoveva procace?
Come la mettiamo, invece, con la storia di don Pezzini? Condannato a 10 anni per aver abusato di un ragazzino del Bangladesh, tra il 2006 e il 2009.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il prete avvicinò il ragazzino, allora 13enne, in un parco. Il bambino, perché a 13 anni sei solo un bambino, viveva in condizioni economiche molto difficili e don Pezzinisi offrì di aiutarlo. Dopo di che l'ha convinto ad avere ripetuti rapporti sessuali con lui.
Il 21 dicembre 2010 è arrivata la condanna e adesso, poco più di due mesi dopo, don Pezzini, 73 anni, ha ottenuto gli arresti domiciliari.
Mi rivolgo ancora a monsignor Bertoldo: anche il ragazzino si è posto in modo procace? Secondo le parole del vescovo, don Domenico Pezzini è uno dei pochi preti pedofili, che vanno certamente puniti, anche se fanno meno vittime, neanche a dirlo, delle donne che abortiscono: sarà per questo che verrà trasferito in un monastero, dove, mi risulta, la clausura è una specie di regola di vita. Mi domando dove stia la punizione.
FONTE